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MARIO SEPULVEDA/ La vera storia dei "Los 33", i minatori cileni sepolti vivi

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I TRE GRUPPI RIVALI -
Il quotidiano spagnolo El Pais ha scritto che cinque dei 33 minatori lavoravano per una società diversa da quella degli altri, per questo avrebbero fatto un gruppo per conto loro progettando una via di fuga separata da quella degli altri. Queste cose sarebbero successe nei primi giorni quando ancora non si sapeva se si sarebbe riusciti a portarli in salvo. In uno dei primi video trasmessi dalla miniera, non appaiono proprio questi cinque minatori.

Osman Araya, uno dei minatori, avrebbe poi detto al fratello di veri scontri fra tre gruppi in cui si sarebbero divisi i minatori, scontri motivati da ragioni di spazio vitale. "Si erano divisi in tre gruppi perché litigavano - ha detto un altro lavoratore della miniera di San Jose - ci sono state delle scazzottate". Quale il motivo di questi scontri? "Questo fa parte del patto" ha risposto. Quale patto?

LA VITA SOTTOTERRA – Quello che si sapeva è che i 33 minatori avevano organizzato le gallerie che avevano a disposizione per scopi diversi. Una galleria era la latrina, un’altra la palestra per tenersi in forma, poi c’era anche la galleria per i fumatori. Dopo alcuni giorni infatti insieme al cibo erano state loro fatte avere sigarette. All’inizio solo pasticche di nicotina che l’aria lì sotto era un bene prezioso poi sigarette vere. Il famoso video telefono con cui si collegavano ai parenti in superficie, era stato posto in un angolino riservato. Perché nessuno potesse vedere le lacrime di commozione di chi stava parlando con moglie o figli.


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