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MARIO SEPULVEDA/ La vera storia dei "Los 33", i minatori cileni sepolti vivi

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Ed è proprio Mario Sepulveda, soprannominato Super Mario, quello che ha deciso per primo di raccontare cosa sia successo in quei giorni all’inferno. rilasciando una intervista in esclusiva mondiale con l'inglese "Daily Mail". Lo ha fatto rompendo così il “patto del silenzio” che avevano stipulato. “Certe cose vanno dette. Voglio che il mondo sappia la verità di quanto è successo là sotto. Siamo stati ingoiati dalle fauci dell’inferno ma siamo rinati e adesso sento che è mio dovere dire cosa è successo e le lezioni che ho imparato”.

Soprattutto, Mario vuole che si sappia la verità di quanto successo laggiù, adesso che su certa stampa cominciano a circolare i gossip e i pettegolezzi anche di peggior gusto, ad esempio quello del cannibalismo. Sepulveda ha celebrato il suo quarantesimo compleanno là sotto, il 4 ottobre. Non deve essere stata una gran festa: “Quando qualcuno non ce la faceva più, raccontavo barzellette e facevo lo stupido. Ma a volte veniva da piangere anche a me. Allora mi allontanavo in una delle gallerie per non farmi vedere”.

Ex dirigente sindacale, Mario è un uomo estroverso, forte, appassionato, di grande fede: le sue immagini mentre corre avanti e indietro dopo essere stato recuperato hanno fatto il giro del mondo. Ci sono voluti 17 giorni prima che i minatori sapessero che li stavano venendo a salvare: “17 gironi di autentico inferno” dice Mario. “Per i primi 15 giorni non abbiamo saputo niente. Poi al quindicesimo giorno abbiamo sentito i rumori dei lavori, ma poi si sono interrotti. Siamo caduti nella disperazione. Poi due giorni dopo i lavori sono ripresi e abbiamo capito che ci stavano venendo a prendere”.

Subito dopo il crollo i minatori si organizzano in gruppi che vadano alla ricerca di vie d’uscita. “Luis Urzula era il punto di riferimento (l’ultimo a uscire dalla miniera, ndr). Mettevamo ogni cosa ai voti, decideva la maggioranza". Come raccontano diversi minatori, Mario era l’autentico punto di riferimento: “Era lui a organizzare ogni cosa, ci incoraggiava a non perdere la speranza”.