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MARIO SEPULVEDA/ La vera storia dei "Los 33", i minatori cileni sepolti vivi

Pubblicazione:martedì 19 ottobre 2010

mariosepulveda_R400.jpg (Foto)



IL PATTO DEL SILENZIO –
“Nei primi quindici giorni” racconta ancora Mario “le cose erano così difficili che molti, soprattutto i più giovani, avevano dei veri crolli nervosi. Fu allora che facemmo il Patto del Silenzio, quello cioè di non rivelare nulla di quanto succedeva”. Tra le altre cose, si è detto che i minatori pensarono, prima di sapere se sarebbero stati salvati, al cannibalismo. Avevano di fatto solo poche scatole di tonno a disposizione e pochissima acqua.

Si cibavano di pochi bocconi di tonno e qualche goccia di acqua. Di alcune cose però Mario non parlerà mai: “Di fatto, quello che è successo in quei 15 giorni è che alcuni di noi si comportarono come autentici bambini nel panico più totale”. D’altro canto la situazione era davvero allucinante: “L’aria era così cattiva che ci bruciavano gli occhi in continuazione. Avevamo sempre la tosse. Era come essere in una sauna inquinata dove l’aria è sempre sporca. Eravamo convinti di morire in modo orribile. Scrivemmo tutti delle lettere d’addio alle nostre famiglie”.

Fu proprio la capacità di tenere su il morale di Mario a imprimere la svolta. Un giorno finse che stava per morire. Era lì in mezzo agli altri, che sospirava e diceva frasi tipo dite alla mia famiglia che li amo. Improvvisamente scoppia a ridere fortissimo. Alcuni si arrabbiano, molti ridono anche loro per lo scherzo: “E’ stato allora che hanno capito che Dio aveva un piano per tutti loro. Anche se dovevamo morire lì sotto, saremo morti insieme, come un gruppo, con dignità”.


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