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IL CASO/ Più soldi nelle casse delle imprese italiane grazie all’Ue

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La situazione si aggrava drasticamente nel settore sanitario, dove, in particolare nelle regioni del Sud, i ritardi possono superare i 400 giorni. Non c’è da stupirsi, quindi, se il fallimento di un’impresa italiana su quattro è causato dal ritardato pagamento del bene prodotto o del servizio prestato.

 

Tre sono le cause principali, che portano l’amministrazione pubblica italiana a dominare i primi posti delle classifiche Ue dedicate ai cosiddetti bad payers. Innanzitutto, la “scarsa efficienza” di diversi settori del pubblico. In secondo luogo, la scarsa liquidità, della quale dispongono le casse delle Pa, che troppe volte “scaricano” le proprie incapacità programmatorie sulle spalle dei creditori. Infine, la terza ragione, spesso adotta quale scusante da parte delle pubbliche amministrazioni, è l’impossibilità di procedere al pagamento a causa dei vincoli imposti dal Patto di stabilità.

 

In realtà i ritardi nei pagamenti derivano da una sbagliata gestione dei flussi di cassa, frequentemente basata su un bilancio virtuale, che satura i limiti imposti dal Patto, accumulando previsioni di cassa senza tener conto delle spese precedenti.

 

Appare evidente quindi come questa direttiva, che rappresenta un’efficacissima misura anticrisi e un indubbio sostegno al sistema delle imprese italiane, soprattutto per le Pmi, è una vera sfida che da un lato può moralizzare, modernizzare e adeguare la Pubblica amministrazione italiana a quella europea dall’altro, se perduta, divaricherà il distacco del nostro paesedall’Europa con gravi conseguenze per il sistema imprenditoriale italiano costretto a muoversi nel Mercato Unico in condizioni di palese svantaggio rispetto ad altri concorrenti europei.

 

Per adeguarsi a questa direttiva, è necessario avviare una gestione virtuosa dei bilanci pubblici, prima della fine del periodo previsto per la fase di trasposizione. Innanzitutto, si dovrebbero individuare degli elementi di forte premialità per gli enti virtuosi, inserendo, ad esempio, i termini di pagamento tra i criteri che fanno scattare sanzioni automatiche o premialità riguardo ai limiti imposti dal Patto di stabilità.

 

Tra le sanzioni da applicare alle amministrazioni non rispettose dei tempi per il pagamento, non possono, inoltre, mancare quelle previste dall’articolo 17 della legge delega sul federalismo fiscale con riferimento al divieto di iscrivere in bilancio spese per attività discrezionali, fatte salve quelle afferenti al cofinanziamento per l’attuazione delle politiche comunitarie.



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COMMENTI
22/10/2010 - patto di stabilità e scarsa liquidità (antonio petrina)

caro MAuro delle tre ragioni del ritardo nei pagamenti della p a ai fornitori ed imprese delle opere pubbliche , hai centrato la seconda : la "scarsa liquidità" . Questa è la ragione unica dei ritardi ma a causa di un patto di stabilità che è una camicia di forza per gli enti e mi spiego. I limiti imposti dal patto di "stabilità" europeo impongono una capacità di spesa per gli eell ( ma presumo anche per asl sanitarie) della cassa "mista" ( che wuol dire che tra quel che entra e quel che esce in bilancio in competenza e di cassa), non si deve superare annualmente una cifra, con sanzioni disciplinari ai ragionieri ed agli enti di avere i trasferimenti decurtati di quanto si "sfora" , per cui il saldo finanziario ( tra entrate ed uscite) da migliorare per il 2010 del 97% ( rispetto al 2009 precedente che era invece del 48% , non per il triennio passato, più auspicabile )e se a cià ai aggiunge che i pagamenti a residui autorizzati dalla manovra estiva (L.122/10) sono appena dello 0.75%( nel 2009 era più ampio: del 4%), come a dire : come possono gli eell virtuosi, in queste condizioni pagare le imprese, come auspica la sacrosanta direttiva europea per i lavori alle PMI commissionati ,posto che se li abbiano davvero commissionati quei lavori rischiano poi gli stessi enti per la regola aurea del patto di stabilità i tribunali per gli interessi sulle esposizioni e quanto prima descritto ? petrina antonio segretario comunale antopetrina@libero.it