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Esteri

SINODO/ Il Patriarca Naguib: ecco come riusciamo a convivere con l’islam

AntoniosNaguibr400.JPG(Foto)

 
Bisogna distinguere tra libertà di culto e libertà di religione. Nel primo caso non ci sono particolari problemi. Per costruire una chiesa, ad esempio, la soluzione passa attraverso i contatti con i responsabili. Certo, bisogna avere pazienza, aspettare del tempo, seguire i passaggi burocratici. Ma alla fine il permesso arriva. La pratica religiosa, nelle nostre chiese, non è ostacolata e le nostre scuole cattoliche sono molto apprezzate.


E sulla libertà di religione?


La scelta della propria religione, senza costrizioni, è più difficile. Anche se non c’è una legge, e la Costituzione garantisce libertà in questo senso, secondo la mentalità pratica e la visione religiosa dei musulmani, non esiste il diritto a passare ad un’altra religione. 

 

In cosa consiste, quindi, per un cristiano egiziano la base del dialogo con le altre religioni?

 

Nel “dialogo della vita”, come siamo soliti chiamarlo. Significa testimoniare la propria fede vivendo autenticamente i principi del Vangelo, nel rispetto dell’altro e nel perdono. Cooperando positivamente alla costruzione del Paese. Si tratta del concetto di presenza cristiana. Che era anche il tema principale del Sinodo.


Cosa intende?