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SINODO/ Il Patriarca Naguib: ecco come riusciamo a convivere con l’islam

Pubblicazione:martedì 26 ottobre 2010

AntoniosNaguibr400.JPG (Foto)

 
Il significato della nostra presenza in Egitto non si può relegare a storia morta o reperto archeologico. Risiede, anzitutto, nel continuare e perpetrare la missione di Cristo Redentore nel nostro Paese. Anche perché è iniziata proprio lì la Storia sacra… In secondo luogo, è legata al nostro ruolo di “pacificatori”. Abbiamo il compito di educare al senso dell’accettazione, del rispetto dell’altro e dalla reciprocità. Che, poi, non sono altro che i valori evangelici.

 

Nel Concistoro del 20 novembre sarà creato cardinale. Cosa cambierà nella sua responsabilità del governo della Chiesa?


Sono chiamato a partecipare più da vicino al servizio del Sommo Pontefice nella costruzione del dialogo, della comunione e dell’unità con le altre chiese. A partire dalle diverse confessioni cristiane del mio Paese e dal rapporto con le altre religioni.

 

Il vice ministro degli Esteri israeliano, Danny Ayalon, ha lanciato un durissimo attacco al Sinodo sul Medio Oriente: “È stato preso in ostaggio da una maggioranza anti-israeliana”. Le risulta?


E’ stata data un’interpretazione politica. Il Sinodo ha richiamato la situazione dolorosa e ingiusta in cui vive da anni la popolazione palestinese. Che ha creato destabilizzazione in tutta la regione. Noi, come tutti, abbiamo invitato ad una soluzione giusta. Che ascolti le esigenze del popolo palestinese. Anzitutto quella di avere un territorio in cui vivere pacificamente. Non credo questa sia una presa di posizione contraria allo stato di Israele. E’ semplicemente un appello a trovare una soluzione. Quella dei due Stati.

 

(Paolo Nessi)



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