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MEETING CAIRO/ Prove di amicizia tra i popoli

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E qui ritorniamo a questi giorni dove Il Cairo potrà vivere un momento, forse unico nel suo genere: “Cristiani e mussulmani che fanno qualcosa insieme?”, qualcuno si potrebbe chiedere. Quello che vedo è che le nostre diversità sono evidenti, eppure l’apertura, la stima, la disponibilità che ho sperimentato, incontrandoli, vengono prima di ogni diversità. É proprio vero come dice Wael che la base del dialogo è la differenza. La diversità dell’altro è affascinante perché costringe ad approfondire la propria identità, le ragioni della propria posizione.

Questo è il dialogo che ci interessa. Ricordo che una delle primissime personalità del mondo mussulmano che invitammo a Rimini nel ‘93, il prof. Hennaifer, disse nel corso della sua relazione: “incoraggiate lo sviluppo intellettuale delle persone del mondo arabo, perché possano ottenere una migliore comprensione della loro religione, perché solo così potranno arrivare a capire le ragioni di un’altra religione”.

La sfida del Meeting del Cairo è proprio questa: non incontrarsi per discutere come iniziare il dialogo, ma cominciare il dialogo costruendo qualcosa insieme, una sfida ad usare la ragione nella sua concezione più vera di apertura a tutti i fattori della realtà, andando al Cairo per imparare. Ci avviciniamo a questo evento, qualcosa che non avremmo mai immaginato, con nel cuore le parole del Santo Padre in conclusione del Sinodo: “la pace, che è dono di Dio, è anche il risultato degli sforzi degli uomini di buona volontà”, nella speranza che il nostro piccolo tentativo con tutta la nostra buona volontà possa essere un contributo a questo.  

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COMMENTI
29/10/2010 - 2 meeting, 1cuore solo (donatella da corte)

...e pensare che tutto iniziò da 4 amici! E' davvero straordinario! Che questo piccolo seme possa diventare il grande albero in cui trovino spazio tutti gli uomini di buona volontà dell'Islam come del Cristianesimo.