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MEETING CAIRO/ Quel dialogo che trasforma i 30 in 200

La sorpresa del Meeting al Cairo è che la maggioranza dei volontari è musulmana: da 30 a 200 ragazzi, chi copto, chi col chador aderisce a un'opera che affascina

meeting_cairoR400(1).jpg (Foto)

Sono partiti in 30 e nel giro di poche ore si sono ritrovati in 200. Sono i volontari del Meeting del Cairo, dal titolo «La bellezza, lo spazio del dialogo», la cui giornata più importante è prevista per oggi, venerdì 29 ottobre. E, a sorpresa, la maggioranza dei volontari sono musulmani. Inizialmente sono stati 30 i ragazzi che hanno deciso di impegnarsi in prima linea per organizzare l’evento. Ma alla fine l’entusiasmo di quel piccolo gruppetto è riuscito a coinvolgere un numero sempre più ampio di coetanei, composto da ragazze col chador ma anche da giovani copti (il nome dei cristiani egiziani), e da qualche adulto.

Curioso il modo con cui Sarah, una ragazza che insegna in una scuola intensiva per i bambini dell’età dell’obbligo, ha deciso di prendere alcuni giorni di ferie per dedicarsi al Meeting. Sarah, che non ha mai incontrato in precedenza la realtà di Cl, racconta: «Una delle mie più care amiche è una ragazza italiana che ha studiato al Cairo. Un giorno mi ha proposto di visitare insieme il Museo egizio, che si trova nella mia città, e solo allora mi sono resa conto che, in tanti anni che vivo qui, non c’ero mai stata una volta. E’ un fatto banale, ma che mi ha colpito particolarmente: vuole dire che, per scoprire di più me stessa, ho bisogno del rapporto con un’altra persona, che magari può venire anche da molto lontano».

Dopo questa intuizione, Sarah ha deciso di impegnarsi in varie associazioni di volontariato. E il fatto di avere studiato nell’Università americana del Cairo, il cui docente, Wael Farouq, è anche vicepresidente del Meeting egiziano, ha fatto sì che venisse a conoscenza dell’iniziativa che si tiene in questi giorni. «Viste le mie precedenti esperienze, ho subito detto di sì – rivela Sarah -, e spero che questi giorni siano un’occasione per ampliare i miei confini».

Mary invece fa parte della piccola ma vivace comunità di Cl del Cairo (meno numerosa di quella che si trova ad Alessandria d’Egitto): «Ho deciso di collaborare al Meeting del Cairo perché un evento come questo è una speranza per tutto il mio Paese, che ultimamente sta vivendo un momento non facile – osserva la ragazza -. Il fatto che anche le istituzioni del nostro Paese, come alcuni ministri e magistrati, abbiamo deciso di impegnarsi in prima persona per il Meeting, mi ha convinto ancora di più del valore che un gesto come questo può avere per tutte le persone, cristiane e musulmane».

 


COMMENTI
29/10/2010 - da Rimini...al mondo intero! (donatella da corte)

E' con viva commozione e grande stupore che sto seguendo la nascita di questo piccolo-grande evento! Ripenso a come è nato il Meeting di Rimini, da quattro giovani amici che hanno rischiato un giudizio a partire dall'esperienza di fede che stavano vivendo. Da allora in trent'anni, come un fiume che nasce in montagna da un rivoletto insignificante, si è generato un fiume impetuoso, carico di vita, quale è oggi il Meeting. Il fatto che ora prenda vita un evento analogo in terra dell'Islam, mi ricorda le parole del Giuss, quando diceva che il cuore dell'uomo è uguale a qualsiasi latitudine, perchè quel cuore ce l'ha messo nostro Padre. Non a caso il titolo del Meeting del Cairo parla della Bellezza. Quella che salverà il mondo.