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TAREQ AZIZ/ Mario Mauro: dietro la pena di morte un nuovo regime “alla Saddam”

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Auspico quindi che il Governo iracheno impedisca l'esecuzione della sentenza dell'Alta Corte Penale di Baghdad, affinché non si imbocchi un vicolo cieco che garantirà all'Iraq tutto tranne che pace e democrazia. La comunità internazionale si schieri compatta al fianco dell'Unione europea in questa battaglia di civiltà, per il bene del popolo iracheno e per non perdere la speranza di una stabilità politica e istituzionale.


La speranza di una sospensione, o comunque di una mancata esecuzione della sentenza, è ragionevolmente viva, sempre che chi detiene il potere oggi in Iraq non faccia finta di non sentire la voce dei paesi che facevano parte della coalizione che ha condotto il paese fuori da decenni di terrore. E’ proprio in memoria di quei decenni di terrore che non deve prevalere la logica perversa per cui il potere è il fine di tutto in uno stato onnipotente e illiberale.


Se l’Iraq ha davvero voglia di voltare pagina non può prescindere da questa considerazione, e non può ignorare gli appelli di amici come l’Unione europea, che non accetta la pena di morte come metodo supremo di soluzione di problemi che, in questo caso, hanno un evidente sapore politico che sovrasta la ricerca di una vera giustizia.

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