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MEETING CAIRO/ Al-Jibaly (giudice): la Sharia non può essere legge dello Stato

Pubblicazione:sabato 30 ottobre 2010

meeting_cairo2R400.jpg (Foto)

È stata il primo giudice donna in Egitto e in pochi anni è arrivata a scalare i massimi livelli della magistratura del Paese arabo, fino a essere nominata vicepresidente della Corte costituzionale. Intervistata da ilsussidiario.net, il presidente del Meeting del Cairo, Tahani al-Jibaly, rivela come si è opposta all’adozione della Sharia, la legge islamica, come diritto dello Stato egiziano, pur riconoscendole un ruolo ed evitando così di creare un conflitto religioso nel Paese. «La religione ha molto da dire sulla vita, ma è sbagliato pretendere di conformare la vita di tutta la società ai dettami religiosi», sottolinea al-Jibaly.

 

E proprio a partire da questo presupposto la presidente del Meeting del Cairo sta interpretando il suo importante e delicato ruolo istituzionale. A partire dall’applicazione della Sharia, la legge islamica, che per al-Jibaly deve sottostare alle leggi dello Stato, e mai sovrapporsi a esse. Pur essendo tenuta in considerazione in quanto consuetudine del suo Paese. «La Sharia - spiega il magistrato - va presa per quanto di buono è in grado di offrire alla società. Finché è sinonimo di essere equi e giudicare in modo corretto, proteggere il corpo da tutto ciò che può danneggiarlo ed essere rispettosi delle persone, comportarsi in modo onesto con tutti, ritengo che la Sharia vada accolta come diritto consuetudinario. Ma sono contraria ad assumerla in toto come legge dello Stato. La Sharia può essere cioè una parte della legge, ma non sostituirsi a essa, e dove non aiuta a migliorare la vita della società è molto meglio rinunciare ad applicarla».

 

E lo stesso discorso vale anche per il rapporto tra religione e vita pubblica: «La religione autentica non deve spingere a ritirarsi dalla vita, ma ad affrontarla. Ma allo stesso tempo è sbagliato pretendere che l’intera vita sociale sia regolata automaticamente da dettami religiosi. Il ruolo della religione è più che altro quello di formare la coscienza delle persone: insegnare loro a fare il bene, amare il prossimo, compiere il loro lavoro in modo onesto». E nei confronti degli estremisti usa parole decise: «Dio ha creato tutti i popoli e le tribù perché si rispettino a vicenda, e non avremo nessun rispetto per chi non ha rispetto per gli altri. Dio è bello e ama la bellezza, a differenza di ciò che è privo di bellezza, e che quindi ama solo ciò che è brutto. Ma è giusto anche non nascondere la bruttezza politica, economica e sociale che sta affrontando il nostro Paese: la nostra patria stava per bruciarsi per un conflitto religioso di cui l’Egitto non è degno, e l’impegno di questi volontari è stata una risposta decisiva. Persone ortodosse, cattoliche, evangeliche, giovani studenti dell’Università del Cairo, musulmani e aderenti al movimento per la pace di Suzanne Mubarak, riuniti insieme per un’iniziativa comune».


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COMMENTI
01/11/2010 - commento al'articolo su Al-Jbaly (Gianluigi Lonardi)

Secondo me questa signora non è più Musulmana in quanto antepone la legge dello stato alla sharia, cioè limita la potenza e la giustizia di Allah con le leggi umane e attraverso di esse sceglie dal Corano i versetti che ritiene più consoni al suo modo di pensare. Io credo che ridurre la religione, qualsiasi religione, a mero supporto delle proprie idee sia eliminare Dio stesso. Per questo motivo non mi pare che la signora possa essere presa come interlocutrice musulmana ma solo come rappresentante di se stessa.