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MEETING CAIRO/ Al-Jibaly (giudice): la Sharia non può essere legge dello Stato

Pubblicazione:sabato 30 ottobre 2010

meeting_cairo2R400.jpg (Foto)

 

Quello che emerge dalle parole di al-Jibaly inoltre è un grande orgoglio nazionale, il cui valore ha un significato esattamente opposto a quello degli estremisti islamici. E questo non soltanto perché l’Egitto esiste da 6mila anni, ben prima quindi della venuta di Maometto, ed è orgoglioso del suo passato. Ma anche perché «la tolleranza è un tratto distintivo del popolo egiziano, l’Egitto è sempre stato al crocevia tra popoli e nazioni, ha ospitato inglesi, turchi e persone provenienti da altre parti del mondo. Possiamo dialogare con qualsiasi popolo, anche perché le idee hanno ali e non aspettano il visto d’ingresso». E proprio per questo, l’Egitto può rivestire un ruolo tra le numerose nazioni musulmane: «Il ruolo storico dell’Egitto deve essere quello di mostrarsi più aperto mentalmente e meno rigido dal punto di vista religioso degli altri Paesi arabi. Siamo tutti contrari alle persone più chiuse mentalmente e che vogliono fomentare l’odio».

 

Al-Jibaly, per esempio, si dice «completamente a favore dei matrimoni tra persone di diverse religioni, come cristiani e musulmani. Non c’è nessuna ragione per vietarli». Un punto su cui va controcorrente rispetto all’opinione di una fetta numerosa di egiziani. E ammette: «Abbiamo molti problemi nel nostro Paese, sia di tipo economico che politico. E abbiamo bisogno di grandi soluzioni per risolvere questi problemi. Ma l’Egitto può fare molte cose per risollevarsi, e il Meeting del Cairo è una di queste». Interessante inoltre l’analisi del motivo per cui al-Jibaly ha deciso di ispirarsi al Meeting di Rimini: «Dall’aula magna dell’Università del Cairo, dove ci siamo incontrati giovedì sera, nel 2009 ha parlato il presidente Obama, per proporre una nuova fase del dialogo al posto dello scontro tra civiltà al fine di avvicinare tutti i popoli. Purtroppo però la politica e gli interessi economici hanno sopraffatto giustizia, libertà e rispetto dell’altro».

 

E si è chiesta al-Jibaly: «Perché il dialogo appare sconfitto malgrado gli sforzi e le intenzioni buone? Perché ci siamo concentrati solo sulle élites, lasciando che l’odio penetrasse nei cuori delle masse. L’umanità paga la dimenticanza di giustizia, uguaglianza e libertà. Al contrario, da 30 anni il Meeting di Rimini organizza un evento che abbiamo deciso di riproporre qui al Cairo. E la risposta sono questi giovani, che hanno deciso di venire qui come volontari».

 

(Pietro Vernizzi)

 

 

 



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COMMENTI
01/11/2010 - commento al'articolo su Al-Jbaly (Gianluigi Lonardi)

Secondo me questa signora non è più Musulmana in quanto antepone la legge dello stato alla sharia, cioè limita la potenza e la giustizia di Allah con le leggi umane e attraverso di esse sceglie dal Corano i versetti che ritiene più consoni al suo modo di pensare. Io credo che ridurre la religione, qualsiasi religione, a mero supporto delle proprie idee sia eliminare Dio stesso. Per questo motivo non mi pare che la signora possa essere presa come interlocutrice musulmana ma solo come rappresentante di se stessa.