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Esteri

PERSECUZIONI/ Edwin Paul, trucidato con la famiglia per aver difeso un taxista cristiano

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Una norma che, nonostante alcune modifiche recentemente apportate, in questi anni è stata usata come arma per eliminare avversari politici ritenuti scomodi, per regolare conti personali o perpetrare soprusi, e che colpisce sia cristiani sia musulmani. Una piccola nota positiva in un orizzonte plumbeo è venuta dall’abolizione del sistema degli “elettorati separati” che imponeva a ogni minoranza di votare per i propri candidati.

 

In molte regioni del Pakistan i cristiani devono fare i conti con discriminazioni, minacce o violenze esplicite, e molti di loro sono indotti a vendere i propri beni e ad andarsene. Nell’area in cui è avvenuto il massacro dei giorni scorsi, due mesi fa erano stati rapiti otto missionari protestanti: sei di loro sono stati successivamente rilasciati, mentre di altri due non si sono avute più notizie.

 

Nel Paese crescono l’influenza e la pressione del fondamentalismo islamico, sempre più minaccioso nei confronti delle minoranze religiose e sempre più influente sul governo centrale di Islamabad, che si rivela incapace di garantire i diritti delle minoranze, teoricamente affermati nella Costituzione ma ignorati nei fatti. A quando un intervento deciso delle cancellerie occidentali perché la libertà religiosa venga difesa e promossa? E non sarebbe il caso che i media di casa nostra - così appassionati alle inchieste sugli appartamenti e sulle gaffe dei politici, o al gossip che detta l’agenda della comunicazione - alzassero lo sguardo e dedicassero attenzione ai drammi che si consumano lontano dall’italico ombelico?

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COMMENTI
04/10/2010 - Dei cristiani non si parla perché portano bene. (claudia mazzola)

Di solito i media e i quotidiani danno sempre le brutte notizie a parte quando ammazzano o perseguitano i cristiani, nenche fossimo di un altro mondo!

 
04/10/2010 - Colpevole silenzio (alessandra de pra)

Grazie per aver riportato questa notizia che anch'io ho trovato ieri solo su Avvenire. Non riesco a spiegarmi un livello così grave di brutalità criminale, non riesco neppure a farmi un'idea di un posto dove questo possa esistere; e neanche di un coraggio tanto eroico da parte di un'intera famiglia. Eppure, la cosa che mi indigna più profondamente in tutta questa vicenda è il silenzio dei media, questo cinismo speculativo e rivoltante, l'indifferenza complice dei nostri giornalisti. Perchè, se c'è una cosa che l'Occidente può fare - ed è l'unica, è denunciare, diffondere, informare. Creare opinione pubblica, sensibilizzare.