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SCENARIO/ Waters: manca una nuova generazione di politici, colpa degli anni 60'

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Ma è allora veramente il momento di “una nuova generazione”?
Come è passato il tempo dal 1997, quando Blair entrava trionfalmente a Downing Street, o dal 1993, dall’arrivo di Clinton alla Casa Bianca! Sembra difficile che si possa ora dire che è giunto di nuovo il momento per parlare di una nuova generazione di politici.

Clinton e Blair arrivarono al potere invocando un tipo di idealismo basato su una visione profondamente moralista e, ad essere sinceri, ingenua del potere. Fatta fuori la vecchia guardia, promisero che tutto sarebbe cambiato per il meglio e per sempre. Entrambi finirono in un’idea hollywoodiana della politica, dove si parlava di lotta e cambiamento, di un mondo che poi sarebbe vissuto sempre felice. A sua volta, questo era una corruzione del linguaggio cristiano, in cui la possibilità di cambiamento avviene nel contesto totale dell’uomo. 

Prima, all’inizio degli anni ’60, ci fu John Fitzgerald Kennedy, poi suo fratello Bobby, alla fine del decennio. Ci fu bisogno di un quarto di secolo prima dell’arrivo di Bill Clinton; quasi subito dopo, emerse Blair come prossimo leader del Partito Laburista inglese.     

Tony Blair e Bill Clinton erano maestri nel manipolare l’ottimismo della loro generazione, i baby-boomers del dopoguerra che, arrivati coccolati all’età adulta, erano decisi a ripulire la politica mondiale dal pragmatismo e dall’egoismo, sostituendoli con la pace, l’amore e la comprensione. Entrambi hanno imparato, tuttavia, che il potere non è sempre riconducibile a un idealismo allo stato puro, che la politica è talvolta la scelta del male minore. Entrambi hanno provocato delusione nella loro generazione: Clinton perché non ha saputo tener su i pantaloni, Blair perché ha rifiutato di sottrarsi alla responsabilità di fronte a una tirannia.

La politica moderna continua a giocare con l’idea di un salvatore che redimerà le nostre organizzazioni pubbliche, ripulendole dalle macchie della imperfezione umana. Blair in particolare ha finito per accorgersi che questo non era possibile e il potere ha prodotto un cambiamento della sua personalità, portandolo a essere simile a ciò che all’inizio avrebbe disprezzato. Il suo battesimo del fuoco è stato l’Iraq, da cui è però uscito come un politico più coraggioso e acuto. Il suo partito e il suo elettorato hanno reagito male a questo nuovo Blair, che aveva tradito, secondo loro, gli ideali per i quali era stato eletto: partito come un Kennedy, è finito come un Nixon. Sfortunatamente per lui, il mondo non si è mostrato in sintonia con la sua crescita personale.

Alla fine, il mondo è forse in una condizione peggiore che nel periodo tra le due grandi guerre del secolo scorso, ma le nostre società non sono ancora in grado di immaginare se stesse in modo indipendente dalla generazione che portò al potere Clinton e Blair. Possiamo anche parlare di una “nuova generazione”, ma in realtà ci riferiamo ancora al semplicistico sistema di valori alla base della elezione di Clinton e Blair.


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