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CUBA/ L'Europa neghi ogni appoggio ai fratelli Castro

Centinaia di prigionieri politici sono tenuti in condizioni disumane, a seguito di accuse pretestuose e processi sommari. MARIO MAURO auspica una posizione europea non ambigua verso il regime cubano

dissidenti_cubaniR400.jpg (Foto)

A Cuba sono ancora centinaia i prigionieri politici. Come è noto Amnesty International non ha il permesso di entrare nell’isola e, pertanto, questo numero non può considerarsi “ufficiale”, ma è validato da osservatori locali oppositori del regime. Tra di loro vi sono persone che hanno solo espresso opinioni contrarie al regime e, per questo, considerati rei in base alla famigerata e vaga legge sulla “pericolosità predelittiva”, che prevede condanne anche durissime per coloro che in qualsiasi modo si pongano in contrasto con i principi rivoluzionari. In molti casi le accuse sono diverse e pretestuose, come quelle per contrabbando. I processi sommari tenuti da giudici naturalmente allineati al regime, fanno sì che a Cuba la giustizia resti inesistente.

Il 14 settembre scorso la commissione per i diritti dell’uomo del Parlamento europeo ha ricevuto la visita di quattro dissidenti cubani da poco usciti dal carcere. Antonio Díaz Sánchez, Ricardo González Alfonso, Normando Hernández e Alejandro Gonzáles Raga, raccontando gli anni di detenzione, hanno supplicato le autorità europee di continuare gli sforzi di contrasto al regime cubano e il sostegno ai dissidenti, perché, dicono, “Cuba non fa progressi per la libertà”. Ancora oggi sono disumane le condizioni in cui sono tenuti i prigionieri: celle piccolissime infestate da ratti e insetti, cibo insufficiente, torture psicologiche e fisiche. I quattro dissidenti hanno anche dettagliatamente descritto la cella di punizione cosiddetta cassetta, che consiste in un loculo nel quale il prigioniero è costretto in posizione supina, con un foro per i bisogni. La maggior parte dei dissidenti ancora in carcere soffre di diverse malattie e non riceve assistenza medica.

Oltre al racconto diretto di questi dissidenti, sono tantissime le segnalazioni che continuano ad arrivarci, sempre attraverso canali “clandestini”, che descrivono la barbarie cubana. Un esempio sono i focolai di tubercolosi nel penitenziario femminile Bandera Roja, nei pressi dell'Avana, causati da scarsa igiene, umidità, super-affollamento e infiltrazioni d'acqua anche fognaria all'interno delle celle. I carcerati sono obbligati a lavorare 12/14 ore al giorno, senza le condizioni minime di sicurezza, scalzi, in pantaloncini corti e con un’alimentazione inadatta alle molte ore di lavoro giornaliere.


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