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NOBEL/ Il dissidente Liu Xiaobao mi ricorda Solženicyn, ora Oslo abbia il coraggio di consegnarlo

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NOBEL A LIU XIAOBO - Che cosa dire di fronte alla nuova assegnazione del Nobel per la pace? Non è difficile affermare che il premio dato al dissidente cinese Liu Xiaobo sia più che meritato.

 

Questo cinquantenne professore di letteratura ha nobilitato in questi anni, con scritti sulla "rete", la scelta per la democrazia e la libertà in un Paese che sembra non conoscere ancora il rispetto per i diritti umani o addirittura i fondamenti dei diritti naturali che sono alla base di una società democratica.

 

La Cina è invece oggi ammirata per la sua impetuosa crescita economica, per la sua capacità produttiva, per il nuovo "grande balzo" nella scala delle superpotenze. Oggi la Cina ha il secondo pil del mondo, paga di fatto il debito americano, ha una immensa riserva aurea e chi ne ha più ne metta. E poi è un grande mercato, un'occasione imperdibile per gli imprenditori di tutti continenti. A volte, guardando i grattacieli di Shangai, oppure leggendo la classifica dei nuovi milionari cinesi, ci si dimentica la storia della Cina e quello che la sua popolazione ha sofferto in questi anni.

 

La Cina, nonostante i suoi meriti economici, resta l'ultima grande potenza comunista al mondo. con un partito al potere che è la continuazione dell'ideologia marxista-leninista, in chiave maoista, del "grande Mao", come dicevano i nostri sessantottini, che fece la "lunga marcia, il "grande balzo" e poi promosse la "rivoluzione culturale" con un bilancio di morti che è tuttora sconosciuto.

 

E' evidente che il Nobel a Liu Xiaobo rappresenta il riconoscimento al simbolo di una Cina che non esiste. E questo, inevitabilmente, spiega la reazione ufficiale e rabbiosa del governo cinese: "E' una oscenità". Che cosa altro avrebbe potuto dichiarare Pechino?

 

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