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MEETING CAIRO/ Farag (volontario): ha ridato una speranza a chi non aspetta più nulla

Pubblicazione:lunedì 1 novembre 2010

ilcairoR400(1).jpg (Foto)

Da una parte le profonde speranze suscitate in chi ha partecipato a un evento unico, dall’altra la consapevolezza delle difficoltà che continuano a ostacolare un reale cambiamento del Paese in assoluto più popoloso tra quelli che si affacciano sul Mediterraneo. Prima fra tutte, la mancanza di separazione tra religione e politica. E’ lo spaccato del Meeting del Cairo che emerge dalle parole di Tarek Ibrahim Farag, cattolico e residente ad Alessandria d’Egitto, intervenuto venerdì mattina all’Opera Hall come relatore per raccontare la sua esperienza di volontario al Meeting di Rimini.

 

Signor Farag, che cosa si aspettano i 200 giovani che hanno partecipato al Meeting del Cairo come volontari?

 

Ciascuno di loro è animato dalla speranza di rendere la società egiziana più libera. Ma, mi dispiace doverlo dire, non si aspettano proprio nulla, non almeno in questa vita o quanto meno oggi come oggi.

 

Che cosa intende dire?

 

Questo Meeting è una speranza perché ci dà la possibilità di incontrare nuove persone e di tornare a organizzarlo tra un anno, qui o da un’altra parte. Ma le persone che hanno partecipato al Meeting del Cairo sono solo una piccola parte dei 77 milioni di egiziani, e con l’evento si conclude in qualche modo anche il suo oggetto.

 

Quali sono le difficoltà a produrre un cambiamento nella vita di tutti i giorni?


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