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Esteri

MEETING CAIRO/ Farag (volontario): ha ridato una speranza a chi non aspetta più nulla

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Le differenze tra Italia ed Egitto sono conosciute. Qui in Egitto è la religione a costituire il più grande problema per il cambiamento, perché la religione nel nostro Paese entra in tutti gli aspetti della vita, imponendo alle persone di fare, o non fare, una serie di cose.

 

Ma se la situazione è quella che ha descritto, perché tanti giovani si sono mobilitati per il Meeting?

 

Quando dico che noi egiziani non ci aspettiamo cambiamenti più rapidi, affermo la verità, e lo faccio perché conosco la situazione e la storia del mio Paese. Non è una cosa che diciamo normalmente agli estranei, e ovviamente mentre preparavamo il Meeting del Cairo cercavamo di non pensarci. Ma la verità è pur sempre questa. Ciò non toglie il fatto che d’altra parte noi consideriamo il Meeting del Cairo come un punto di partenza. Se noi non avessimo nessuna speranza, nessuno inizierebbe a fare una cosa come questa, mentre noi abbiamo deciso di dedicarvi tempo ed energie. Forse non ci aspettiamo mutamenti più veloci, ma un cambiamento ci sarà.

 

Da dove può venire la speranza che questo accada?