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Esteri

MEETING CAIRO/ Farag (volontario): ha ridato una speranza a chi non aspetta più nulla

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Può essere sufficiente che incominci anche da una sola persona. Se io inizio ora a perdonare e a mettermi al servizio degli altri, chi mi vede sarà portato a ripetere quei gesti e a dire anche ad altri di farlo.

 

Il fatto che il Meeting sia stato realizzato al Cairo e non altrove vuole dire che l’Egitto è il più tollerante tra i Paesi musulmani?

 

In realtà, in tutte le nazioni arabe si trovano sia persone dalla mente aperta sia il loro opposto. Evidentemente in Egitto le persone dalla mente più aperta hanno le qualifiche per fare una cosa come il Meeting del Cairo, e hanno colto questa opportunità. Ma questo non vuole dire che non esistano persone di buona volontà anche in altri Paesi arabi.

 

Nel suo intervento di venerdì ha parlato dell’esperienza della gratuità. Ritiene che possa comprenderla anche un musulmano, benché il Corano non ne parli mai?

 

Sì, e lo prova il fatto che l’organizzazione del Meeting del Cairo è stata portata avanti da persone di fede islamica. Proprio perché hanno compreso il valore della gratuità, alcuni musulmani hanno messo in piedi un evento come questo. E quindi non posso che rispondere di sì, ci sono musulmani che fanno questa esperienza, e si trovano proprio qui in Egitto. Tra i vari motivi che possono spiegare questo fatto, c’è anche che molti musulmani nel mio Paese frequentano le scuole gestite dalle suore cattoliche, e quindi crescono fin da piccoli con questa idea di gratuità e di perdono.

 

Lei ha amici di fede musulmana?