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IRAQ/ Gheddo: ecco perché la sfida all’odio anticristiano riguarda anche l’occidente

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Il patriarca caldeo Emmanuel III Delly in visita sul luogo della strage (Ansa)  Il patriarca caldeo Emmanuel III Delly in visita sul luogo della strage (Ansa)

«Sì. È stato mons. Giovanni Martinelli a dirmi che nel 1986 Gheddafi scrisse una lettera a Giovanni Paolo II chiedendo suore cattoliche per i suoi ospedali. Durante un raid americano molti suoi parenti rimasero feriti gravemente, tra cui suo padre. Gheddafi pensò allora di chiamare due suore francescane che erano a Tripoli, e rimase colpito dalla loro carità. Il Papa mandò 80-90 suore di tutte le nazionalità, le quali a loro volta chiamarono 10mila infermiere cattoliche in Libia! Come mi confidò mons. Martinelli, quella presenza aveva cambiato la mentalità dei libici verso i cristiani. E perché? Perché davano un esempio concreto di come trattare i malati».

 

Almeno però devono essere garantite le condizioni per una vita sicura...

 

«È questo il punto. In Iraq i cristiani non sono tutelati, in Libia invece Gheddafi li protegge, perché impedisce all’islam estremista di esprimersi. Il consiglio predisposto da Gheddafi esige di vedere le prediche che sono tenute il venerdì in moschea. È il governo a decidere e questo evita infiltrazioni di tipo estremista. Come dicevo prima, l’islam moderato è quello della gente comune, ma la massa popolare diviene facilmente preda dell’estremismo islamico predicato nelle moschee. I testi usati nelle scuole elementari in Indonesia dicono che gli Stati Uniti sono nemici dell’islam. Così si costruisce un immaginario collettivo».

 

Noi che cosa possiamo fare?

 

«Sa come vedono l’occidente i musulmani, o un’ampia parte di essi? L’occidente cristiano - dicono - è ricco, evoluto, democratico, potente, ma povero di figli e vuoto di ideali. Si è allontanato da Dio, e noi musulmani abbiamo la missione di ricondurlo a Lui... Dobbiamo tornare a Cristo, avere un’identità, una coscienza, una vita cristiana vera. E pregare per i nostri fratelli, che affrontano la prova del martirio».

 

 



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