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COREE/ Parsi: così la crisi tra Nord e Sud Corea riapre le "ostilità" tra Usa e Cina

Il commento di VITTORIO EMANUELE PARSI sulla crisi che si è aperta tra Nord e Sud Corea e sul ruolo di Usa e Cina. una partita difficile da interpretare per Barack Obama...

coreanord_parataR400.jpg (Foto)

È una bruttissima gatta da pelare per l’amministrazione di Barack Obama, quella costituita dall’insensato e immotivato cannoneggiamento nordcoreano di un’isola della Corea del Sud, costato la vita ad almeno quattro persone. Tutti evidentemente guardano a Pechino, la sola capitale dotata di un qualche potere di pressione non ostile sul governo della Corea del Nord, alla quale fornisce assistenza economica e risorse energetiche, e ancora legata al regime nordcoreano da un Trattato di amicizia risalente ai tempi della Guerra Fredda. Finora, però, le autorità cinesi hanno fatto e detto poco o nulla, limitandosi a un generico “rincrescimento per le vittime e i danni causati dall’incidente”, e allo scontato “invito rivolto alle parti in causa a mantenere la calma”.

Insomma, nessuna menzione esplicita del Nord Corea e, quel che è peggio, vittima e aggressore collocati sullo stesso piano. È possibile che ancora una volta Seul riesca a mantenere i nervi saldi, per quanto ciò debba essere incredibilmente difficile per un Paese che appena otto mesi fa ha visto affondare dai nordcoreani, ancora una volta senza alcun preavviso e pretesto, una torpediniera con 46 marinai a bordo.

Ma il problema è quanto a lungo gli Usa potranno andare avanti a non ottemperare agli obblighi di assistenza militare nei confronti del proprio alleato senza perdere completamente la faccia. Per quanto nessuno aspiri a veder deflagrare un conflitto nel Nordest asiatico, occorre rilevare che il senso profondo di un’alleanza non sta certo nell’invitare i membri più deboli a “porgere l’altra guancia” una volta che siano aggrediti. Al contrario, le alleanze militari vengono contratte con un duplice, coincidente scopo: dai più forti per dimostrare il proprio ruolo e il proprio prestigio proteggendo i più deboli; dai più deboli per trovare all’esterno quelle capacità difensive di cui difettano al loro interno. Per tutto il corso della Guerra Fredda, e ancora oggi, gli Usa hanno svolto in quella parte del mondo il ruolo di “riequilibratore strategico”, capace di rassicurare i Paesi partner, in primo luogo Sud Corea e Giappone, che l’America avrebbe sia impedito che la Russia o la Cina potessero diventare le potenze egemoni nella regione, sia protetto giapponesi e sudcoreani dalle azioni aggressive della Corea del Nord.