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Esteri

COREE/ Parsi: così la crisi tra Nord e Sud Corea riapre le "ostilità" tra Usa e Cina

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Ma se gli americani non sono in grado o non ritengono opportuno di proteggere i propri alleati, il futuro del loro rapporto con Seul e Tokyo si complica assai. Anche perché tutti sanno benissimo che se nell’incidente avessero perso la vita dei militari americani, la reazione sarebbe stata ben diversa. Certo, la Corea del Nord è una potenza nucleare (probabilmente) guidata da una dinastia di “re comunisti” tanto feroce quando psicopatica. Ma questo, se rende più complicata la strategia di azione americana, non esime Washington dal dovere di reagire. Obama può ben decidere di non mostrare eccessivamente i muscoli nell’area, ma solo a condizione di trovare una via alternativa (diplomatica) che equivalga a ottenere garanzie precise, pubbliche e verificabili che una simile azione non si ripeterà.

 

Ed è qui che entra in gioco Pechino, la quale ha in realtà le sue belle difficoltà nel gestire un partner come la “famiglia Kim”, e che aspira a che la regione resti il più possibile tranquilla, così da non disturbare i progetti di crescita economica cinese e da rassicurare tutti i vicini che l’aumento di potenza politica della Cina non costituirà una minaccia per alcuno. Ma la tentazione di lasciar rosolare Washington sulla graticola, di favorire l’erodersi delle ragioni che spingono Seul e Tokyo a continuare a ricercare la protezione americana, potrebbe fornire un’ulteriore spiegazione del prolungato silenzio cinese. In fondo, è proprio la presenza degli Usa nell’area a impedire a Pechino di poter sognare una leadership regionale ottenuta pacificamente, ma anche altrettanto incontrastata…

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