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COREA NORD/ Jean: se Obama vuole la pace, deve preparare la "guerra"

La portaerei Usa nel Mar Giallo La portaerei Usa nel Mar Giallo

 

Sì, ma è difficile immaginare che lo faccia davvero. Il regime di Pyongyang sopravvive esportando via mare armi e ricevendo alimenti e materie prime dall’estero. La marina Usa è abbastanza forte da intercettare e fermare tutte le navi nordcoreane, affamando il Paese. Per non parlare del fatto che esistono alcune risoluzioni Onu che autorizzerebbero gli Stati Uniti a farlo fin da subito, anche se finora non è mai avvenuto.
 

In questo contesto, come sono i rapporti di forza tra Cina e Stati Uniti sul piano militare?

Gli Usa sono nettamente predominanti e lo saranno ancora per decenni. La Cina non è in grado di proteggere il suo traffico mercantile e questo per Pechino rappresenta un’enorme vulnerabilità. Il paradosso è che è stato proprio il boom economico ad avere fatto perdere alla Cina la sua autonomia, rendendola disperatamente dipendente dalle vie di comunicazione marittima. Che, soprattutto nel Pacifico, sono completamente dominate dagli Stati Uniti e dai loro alleati: Giappone, Australia, India, Indonesia e Vietnam. In grado di controllare gli stretti della Malacca, da cui passa l’80% dei commerci cinesi, e le rotte del Pacifico (da cui passa il restante 20%) che attraversano una doppia catena di isole in cui ci sono installate basi aeronavali Usa.
 

All’origine della crisi coreana ci sono anche delle rivendicazioni territoriali?

La Corea del Nord non riconosce la cosiddetta «linea marina di delimitazione settentrionale», che anziché essere un proseguimento dei confini terrestri, punta decisamente verso nord-ovest. Correndo quindi parallela alla costa di Pyongyang. Ma anche la Cina ha delle rivendicazioni sui confini marittimi, nei confronti di ben quattro Stati: Giappone, Indonesia, Filippine e Vietnam.
 

(Pietro Vernizzi)

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