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USA/ Le vere cause della Caporetto di Obama

Barack Obama non ha superato il test delle elezioni di midterm. STEFANO CINGOLANI prova a spiegarci le ragioni di questa debacle

Barack Obama (Foto Ansa) Barack Obama (Foto Ansa)

Come ha fatto Barack Obama a dissipare in due anni quel suo patrimonio carismatico, fatto di speranza, cambiamento, fiducia nel fare? Ci sono una serie di spiegazioni razionali, tra le quali aver imposto la riforma sanitaria come una priorità, contro la maggioranza dell’opinione pubblica e in un momento del tutto sbagliato: cioè quando venivano spesi 1500 miliardi di dollari per salvataggi e stimoli, senza per questo far ripartire la crescita e l’occupazione.

 

C’è l’abbandono del centro moderato, per non perdere contatto con l’ala liberal. C’è la debolezza nei confronti del Congresso al quale ha delegato le scelte più importanti, creando pasticci come l’assalto alla diligenza del Recovery Act, quasi 800 miliardi nei quali è entrato un po’ di tutto. Ma per capire davvero quel che sta accadendo bisogna entrare nella pancia del paese. Da lì parte quella che già chiamano “la rivoluzione di midterm”.

La perdita della camera bassa, di molti seggi al senato e almeno dieci governatori è una débacle che va ben al di là della classica sanzione degli elettori a metà mandato contro il presidente in carica. Non perché preannuncia già una sconfitta nel 2012 (non è accaduto né a Bill Clinton, né a George W. Bush), tanto meno perché si tratta di un referendum su Barack Obama. Ma perché ha dato forma politica a un profondo malessere sociale, ha portato al Congresso quella che l’Economist nell’ultimo numero chiama l’Angry America, profondamente arrabbiata, intimamente delusa, profondamente colpita dalla crisi. Qual è questa America?

Se guardiamo a quella che partecipa al movimento dei Tea Party, è composta di piccola, piccolissima borghesia che esprime una frustrazione trasformatasi in rabbia. I militanti sono per lo più wasp (white anglo-saxon protestants), di età compresa tra i 30 e i 50 anni, che abitano negli immensi sobborghi metropolitani, nel sud e nel west. Anche se i Tea Party sono ormai diffusi anche nel New York State.

Tutti i giornali più importanti d’America hanno dedicato pagine e pagine al nuovo fenomeno. Una galassia di sigle, gruppi, club, associazioni a vario livello, da quello minimo (talvolta un gruppo di amici o di vicini) a quello massimo come Americans for Prosperity e le organizzazioni finanziate dai Koch brothers, i magnati del petrolio da sempre libertari e antistatalisti, i talk show di Glenn Beck sulla Fox di Rupert Murdoch o Rick Santelli su CNBC, il primo a evocare, il 19 febbraio 2009, la rivolta del tè.


COMMENTI
08/11/2010 - welfare & workfare (Antonio Servadio)

giusto, sacrosanto. E...non dimentichiamoci che l'Italia è meno di una pozzanghera rispetto agli USA, sia in termini di estensione territoriale, sia in termini di risorse naturali, di economia e finanza. Un'info marginale, tra le tante possibili: lo Stivale occupa circa un quinto del territorio del Texas (ma a differenza del TX, lo stivale è prevalentemente montuoso). Non parliamo poi del diverso peso della storia nei due luoghi. Il ragionamento ben poco "alto" ma molto concreto è che le velocità dei due paesi non possono essere confrontate né mai sincronizzate. In USA si può vivere benone col "workfare" perché l'intero sistema ha enorme capienza ed è molto dinamico, lo è stato fin dalle sue origini. Questo non è il caso del vecchio Stivaletto. Tra le altre cosucce -ad es.- il tasso di mortalità media infantile in USA è drasticamente più alto che nello Stivale, anzi si approssima a quello dei paesi in via di sviluppo. Infatti le sacche di miseria e povertà sono sterminate, cosa che in Italia nessuno desidera e non potremmo proprio permettercelo. Quindi avanti col workfare, certamente SI, ma stiamo alla larga dai facili entusiasmi, quelli per i quali si copia solo quel che è bello copiare, si trascura il resto e si distolgono gli occhi dagli orrori. Ai benpensanti che trattano di questi temi consiglio di vivere in USA, ma non restandosene allo specchio nei reverse ghetto dei wasp, in buona compagnia dei colleghi dell'intellighenzia europea..

 
03/11/2010 - Maggio 2010, chiedo scusa (Umberta Mesina)

Il TPI è stato costituito a maggio 2010, non 2001!

 
03/11/2010 - Qualcuno dice che anche in Europa... (Umberta Mesina)

Qualcuno dice che anche in Europa ci vorrebbero i Tea Party. In Gran Bretagna mi pare difficile che ne possa nascere uno (mi sa che ancora rosicano sul tè di allora) ma in Italia già c'è: il Tea Party Italia è stato costituito nel maggio 2001. E Berlusconi non c'entra niente.