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Esteri

USA/ 1. Obama perde, ma l'America che cambia vince

Barack Obama (Ansa)Barack Obama (Ansa)

Il Tea Party ha costretto e costringerà sempre più i partiti tradizionali a cambiare, e imporrà all’amministrazione Obama compromessi con l’opposizione che forzeranno il presidente a rivedere la sua agenda. Il movimento, inoltre, ha portato a Washington una pattuglia di volti nuovi della politica, senza esperienza, che potranno rivelarsi elefanti in mezzo alla cristalleria del Capitol, ma potrebbero anche essere l’avanguardia di un’intera nuova generazione di politici, obbligando anche gli avversari democratici a ripensare alle loro scelte. Politici come il neosenatore della Florida Marco Rubio o il suo collega del Kentucky Rand Paul devono il seggio all’appoggio del Tea Party, ma sono tutt’altro che degli sprovveduti piombati su Washington: si tratta di una nuova razza che porta con sé una voglia di cambiamento non diversa da quella che Obama aveva incarnato nel 2008.

 

L’ondata di conservatorismo fiscale che i vincitori delle elezioni portano a Washington, farà fiorire una vasta gamma di nuovi studi e teorie su come affrontare la situazione economica del Paese. Gli uomini dello staff economico del presidente, da parte loro, saranno stimolati a trovare nuove modalità creative per sostenere le loro tesi, di fronte all’invasione dei nemici della spesa pubblica che controlleranno il portafogli del governo alla Camera.

 

In generale, i molti dilettanti della politica che si apprestano alla loro prima esperienza sui banchi del Congresso, riverseranno su Washington in tutti i campi una generosa dose di buonsenso da gente comune, che potrebbe far bene alla capitale.

 

La novità di quello che è appena accaduto negli Usa sta tutta qui. Mentre in Europa le proposte più innovative sono quelle del genere “Big Society” di David Cameron, che prevedono che sia il governo a suggerire alla gente di partecipare alla gestione della cosa pubblica, negli Usa lo hanno fatto direttamente, senza aspettare che fosse il governo a proporlo.

Questa capacità di inventarsi di nuovo, più sorprendente di prima, è la migliore risposta a chi definisce in crisi l’America. Ha stupito il mondo due anni fa eleggendo un presidente impensabile. Ha fatto il bis ora sfornando una nuova generazione di politici. C’è solo da immaginarsi cosa riuscirà a fare nel 2012, alle prossime elezioni presidenziali. Altro che Cina...

 

 

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COMMENTI
06/11/2010 - elezioni di mid term (marco nocetti)

Impressionante l'efficienza del sistema politico americano; e come non fare un (desolato) paragone con quello italiano dove tutto viene invece deciso dalla casta politica mentre quello che nasce dal basso ha la faccia di beppe grillo. Forse dentro al PDL è ora che chi ha benissimo operato SOTTO la guida di Berlusconi si prenda la responsabilità di esprimere, OLTRE Berlusconi, il sentire di quella parte di popolo che vuole contare di più perchè pensa di poter dare di più.

 
04/11/2010 - obama perde (maria schepis)

La marcia trionfale di Obama ha avuto una battuta d'arresto perchè un programma è un programma e governare è governare.Gli americani hanno questa grande dote, non si piangono addosso e vanno avanti,soprattutto ,cosa da noi sconosciuta,sanno fare opinione.Da noi è impensabile che un movimento spontaneo,quasi da salotto, possa arrestare l'avanzata di un leader,(e Obama è un vero leader)ma gli americani sono attivi ,pragmatici, sanno farsi valere e sanno mandare a casa un presidente(Nixon,Cleanton se non ci fosse stata una certa Hilary a sostenerlo),certamente danno grandi lezioni di democrazia,ciò detto il discorso Cina non si può sottovalutare.L'economia mondiale sta facendo ,e lo farà sempre più spesso, i conti con l'avanzata dell'economia cinese e proprio la profonda differenza culturale gioca paradossalmente a favore della Cina:costo del lavoro bassissimmo,profitto altissimo,tutela dei lavoratori zero,dignità della persona zero meno.L'occidente è spreparato e gli Stati Uniti possono fare ben poco:solo scendere a patti con un colosso del genere.La Cina è vicina,non è più solo il titolo di un film.