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ARGENTINA/ Dal miracolo economico agli scandali di potere, la parabola di Nestor Kirchner

Il 27 ottobre è morto l’ex presidente dell’Argentina. ARTURO ILLIA descrive le luci e le ombre della sua attività politica

Nestor Kirchner (Foto Ansa) Nestor Kirchner (Foto Ansa)

L’inaspettata morte di Nestor Kirchner dovuta a infarto cardiaco è giunta in un momento politicamente e socialmente molto delicato per l’Argentina. Quello che tutti hanno sempre pensato è che l’elezione di sua moglie Cristina a Presidente non fosse altro che una formula per poter permettere al politico di Santa Cruz di continuare a esercitare un potere, che, dopo un iniziale speranza, si è rivelato uno dei più discussi della giovane democrazia latinoamericana.

 

Kirchner ottene la Presidenza dell’Argentina nel maggio del 2003: prima era stato sindaco della sua città natale (la patagonica Rio gallegos) e Governatore della provincia di Santa Cruz. Il mandato presidenziale coincide con uno dei periodi più bui della storia argentina e anche con la peggior catastrofe economica di un Paese nella storia mondiale, il default, nel dicembre del 2002, provocato dallo scoppio della bolla finanziaria creata durante il decennio di Presidenza del peronista Carlos Menem. Il Paese è allo sbando e nel breve arco di due mesi ben tre Presidenti si succedono finché le elezioni del 2003 portano al potere Nestor Kirchner.

 

Il nuovo eletto guida l’Argentina fuori dalla crisi attraverso decisioni drastiche, come rifiutarsi di pagare il colossale debito con il Fmi, ma rivitalizza un’industria che sembrava morta e sepolta sotto i colpi di Menem che avevano portato la nazione verso uno sfrenato neoliberalismo. Complice anche una favorevolissima situazione dettata dal cambio monetario particolarmente conveniente a causa di uno svalutatissimo peso, il Paese esce rapidamente dalla crisi con tassi di sviluppo da economia orientale.

 

La politica di Nestor riesce a ottenere dei risultati che erano appartenuti al programma di Raul Alfonsin il radicale padre della nuova democrazia argentina post-dittaura militare, ma che non erano stati completamente realizzati a causa della diversa situazione geopolitica mondiale: riapertura dei processi alla Dittaura militare e sostanziale impulso a una politica continentale attraverso la creazione di un’alleanza con i leader politici di altri Paesi latinoamericani come Lula (Brasile), Bachelet (Cile), Morales (Bolivia), Chavez (Venezuela), Vasquez (Uruguay), Correa (Ecuador) e Castro (Cuba).

 

Parallelamente si assiste a una ferocissima critica all’operato del presidente statunitense Bush e il rifiuto di sottoscrivere il trattato di libero scambio con gli Usa nel corso del vertice delle Americhe nel 2005, congiuntamente al Brasile, al Venezuela e al Paraguay.