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ARGENTINA/ Dal miracolo economico agli scandali di potere, la parabola di Nestor Kirchner

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Nestor Kirchner (Foto Ansa)  Nestor Kirchner (Foto Ansa)

Sembra proprio che la politica kirchnerista tenda alla realizzazione degli ideali illuministi che avevano ispirato l’indipendenza del continente latinoamericano dalla Spagna, ma iniziano a sorgere i primi dubbi sul suo operato: si scopre infatti che la persona che - unico capo di Stato - si rifiuta di partecipare ai funerali di Papa Woityla perché sostiene che la Chiesa aveva collaborato col regime militare, in qualità di avvocato aveva difeso esponenti di quel regime in vari processi e addirittura aveva intrapreso un’attività che lo vedeva implicato in operazioni di compravendita di immobili di provenienza non proprio cristallina con esponenti del regime dittatoriale.

 

Inoltre il promesso sviluppo culturale del Paese, nonostante le casse dello Stato registrino un attivo paragonabile all’epoca d’oro del peronismo, non c’è e la sanità sociale continua nel suo agonizzante stato, peggiorando notevolmente. La classe media, fatta praticamente sparire da Menem e dalla sua politica neoliberista, non ottiene un sostanziale miglioramento della sua condizione, per non parlare degli strati più indigenti della popolazione, meramente sussidiati, ma senza l’implementazione di programmi atti a risollevarli dalla miseria.

 

La sua relazione con il potente sindacato peronista Cgt e il suo leader Moyano costituiscono un altro aspetto negativo della sua politica, che fa precipitare la democrazia argentina in uno stato di pericolo, dato che spesso viene utilizzato come braccio propagandistico e anche “operativo” del potere politico. Alla fine del suo mandato, Kirchner viene sostituito dalla moglie Cristina che viene eletta nel 2006: in molti pensano che la ex first lady non sia altro che la maschera dietro la quale si cela la continuazione della gestione del potere da parte di Nestor.

 

Ma è anche visibile il sostanziale cambio di registro dal 2003, con la prerogativa del consolidamento del potere personale-familiare a scapito di quello dello sviluppo della Nazione. La lotta contro il mondo agricolo, accusato di essere un sostanziale evasore, provoca il blocco del mercato interno e quello delle esportazioni che hanno come sintomo la perdita della leadership argentina nell’esportazione di carne e altri prodotti.

 

La storia si ripete con il banale errore della presidente Cristina Fernandez allorchè decide di annullare un viaggio in Cina per risolvere le continue e spinose problematiche politiche interne, molto simili alle attuali italiane. In parole povere, il Paese asiatico blocca le importazioni di soya della quale l’Argentina è uno dei principali fornitori. Solo di recente la questione è stata parzialmente risolta, ma questi errori si ripercuotono sull’economia interna, con un’inflazione che è ritornata ad altissimi livelli, nonostante i dati diffusi dal Governo.



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