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Esteri

MINATORI/ Quando anche lo Stato si inchina davanti agli "uomini invisibili"

L’abbraccio dei minatori a famigliari e autorità privo di recriminazioni è pieno di significato, commenta BOLIVAR A. CERONI, di contro alle polemiche anti-provvidenziali di certi intellettuali

Cile_Minatore_UscitoR400.jpg(Foto)

I minatori che sono emersi dalle profondità della terra come testimoni di una presenza, ci hanno richiamato a guardare all’ideale che li ha sostenuti nella loro invisibilità nel chiuso della miniera.

La morbosa curiosità di apprendere il segreto o la formula vincente che li ha tenuti in vita per così  tanto tempo si è frantumata di fronte alla certezza di una speranza, capace di dialogare alla pari fin dal primo momento con i loro soccorritori e poi, tornati in superficie, nell’abbraccio con autorità e familiari. Invece che condanna e recriminazione, l’abbraccio alla realtà.

Come è possibile che uomini anonimi, forgiati nel lavoro estenuante e precario della miniera, ci interpellino oggi con l’allegria per la traversata fatta, con la certezza di essere più vivi che mai?

Per contro, ispirati dalle formule classiche dello sviluppo con le loro soluzioni al più basso costo e con il prezzo della eliminazione di qualunque imprevisto, alcuni intellettuali si sono sentiti ingannati dalle dichiarazioni dei soccorritori, che avrebbero unito “anomali” fattori providenziali alla tecnologia e alle misurazioni. Nello sviluppo non c’è spazio per la “inefficacia dell’imprevisto”.

Molto più misurato, ma anche molto sicuro, all’entrata della miniera e davanti a uno dei suoi appena salvato,  il presidente boliviano Evo Morales ha risposto sorpreso ai giornalisti che lo interrogavano sulla sua inusuale presenza in Cile: “É solo un evento che ci fa superare l’ideologia, la distanza tra due Paesi lontani.”