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Esteri

MINATORI/ Quando anche lo Stato si inchina davanti agli "uomini invisibili"

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Le autorità politiche cilene, benché commosse per quanto successo, hanno messo in rilievo che allo Stato si presentano autentiche sfide, alle quali non può sottrarsi, quando i privati non riescono a risolvere i loro problemi e oltrettutto è in gioco la vita. Il presidente Piñera dal suo canto si è impegnato a un “nuovo patto” per i lavoratori che preveda migliori condizioni in materia di sicurezza sul lavoro e a una legislazione adeguata per le piccole e medie miniere.

Una politica della sussidiarietà è reale se serve all’uomo, non se difende un modello; allo stesso modo, uno Stato ridotto ad arbitro delle disgrazie dei piccoli è altrettanto inutile di uno Stato che si sostituisce alla persona nella sua iniziativa di fronte ai propri bisogni.

L’Accampamento Speranza è stato testimone di un modo non comune in Cile di far politica: mogli, figli e madri si sono traferite nel deserto di Copiapó per costruire un luogo da dove riprendere il compito di salvare i loro familiari in un dialogo con politici, esperti e media... e senza altra arma che una decisa speranza. Non come vittime, ma come protagonisti!

La “politica del lutto”, il vedere vittime dappertutto, di alcuni parlamentari è rimasta disarmata di fronte alla originalità di questa iniziativa, l’Accampamento Speranza. Allora, sono passati dal cercare i responsabili del disastro, tra l’altro per evitare le proprie responsabilità, ad appoggiare l’intervento e le operazioni di soccorso di uno Stato proattivo.