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SCENARI/ Altro che Cina, all'Italia conviene correre in India...

Pubblicazione:martedì 14 dicembre 2010

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Adesso viviamo in un’altra e ben diversa stagione storica, ma quell’eredità permane. Dal tempo del Celeste Impero a quello della Cina di Mao e fino alla Cina di oggi, all’ombra delle più diverse crisi (da quella di Formosa a quella seguita al massacro di piazza Tienanmen), anche sottobanco quando non poteva fare diversamente, Washington non ha mai cessato di essere il primo partner commerciale e finanziario di Pechino.

 

A mio avviso pertanto è molto più interessante puntare in primo luogo, anche se di certo non esclusivamente, sullo sviluppo dei rapporti con l’India e con il grande polo di sviluppo che si sta formando attorno a Singapore con l’attiva partecipazione del Vietnam, delle Filippine e per alcuni aspetti anche dell’Indonesia: un insieme che da un punto di vista demografico equivale alla Cina, ma che la supera in termini di risorse umane e di capacità di relazionarsi in modo equilibrato con il resto del mondo.

 

Riservandomi di parlare in altra occasione del polo di Singapore, mi soffermo qui in conclusione sull’altro gigante demografico asiatico, l’India, sottolineando che: ci è molto più vicina sia geograficamente che culturalmente (non a caso si parla di stirpe indo-europea); è una democrazia, di certo imperfetta ma stabile; ha un ordinamento giuridico simile al nostro, elemento cruciale ai fini di un ampio e stabile interscambio di cui invece la Cina è priva; ha puntato prioritariamente non sull’esportazione a basso prezzo bensì sulla crescita del suo mercato interno, e quindi a medio e lungo termine ha ben maggiori prospettive dinnanzi a sé.



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