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DIARIO HAITI/ Chiara (medico): in mezzo al colera, tanti piccoli episodi di "resurrezione"

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(lettera successiva)
 
I malati stanno un po’ diminuendo, quindi stiamo disinfettando una alla volta le stanze e i letti, ma arrivano ancora dei ragazzotti molto gravi che sembrano morti e il giorno dopo risorti e anche bambini piccoli con cui si lotta per trovare le vene.
Ieri, approfittando di una certa calma e della presenza di Omero, sono andata a fare un giro a piedi a vedere i bambini mangiare nella mensa e tra le nuove case. Bello, ma quanto ancora da fare, soprattutto nel ricostruire l'umano, bimbi di pochi mesi abbandonati alle nonne che danno loro omogeneizzati invece di favorire l’allattamento al seno, anche per sottolineare quel gesto materno e di affetto che genera l’uomo fin dalla nascita, o altri che invece di dormire nudi sulla terra sono sul cemento del piccolo porticato di ogni casa.

Il posto, come dice Omero, potrebbe essere bellissimo, fresco sul mare (siamo ai Caraibi), ma tutto intorno discariche invece che spiaggia.
Sempre approfittando di Omero sono andata ad accompagnare con uno dei ragazzi di Marcella, a casa col taptap (famoso taxi camioncino tutto colorato), il nostro vecchietto preso sulla strada l’altro giorno, che dopo una settimana stava meglio, per essere sicura che vi arrivasse e che ci fosse qualcuno. Abita in una casa discreta e c'erano due signore (forse le figlie) che lo tenevano sulla porta, ho persino dovuto dire che non era colera, per paura che non lo facessero entrare, forse si sono spaventate di me bianca, ma poi sono state cordiali, lui ha ringraziato ancora moltissimo.
 
Aspettiamo i medici infettivologi dell’ospedale Sacco di Milano, poi vediamo come organizzare turni e passare le consegne e come metterci a dormire. Prevediamo 3 brandine in più nel soggiorno. Penso che Omero ed io ci trasferiremo negli appartamenti di AVSI, che purtroppo sono lontani da questo quartiere. Speriamo si adattino, anche loro come abbiamo fatto tutti noi. Omero lava i pazienti, insegna alle infermiere un po’ di "nursing" cioè di cura del malato. Sono cose semplici, ma solo la carità cristiana di un san Camillo o san Giuseppe Moscati sono capaci di fare senza essere sindacalisti. Mi commuovo quando qualcuna delle infermiere ci segue e fa insieme a noi.
Spesso ci chiediamo cosa serva tutto questo, ma la nostra coscienza che Lui viene, attraverso la nostra misera pelle, ci fa stare qui con umiltà e letizia.

(Chiara Mezzalira)



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