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LA STORIA/ Le luci, una bimba e un maiale per capire che la Romania può rinascere

SIMONA CAROBENE ci racconta il Natale della Romania, dove piccoli segni danno speranza a un intero popolo

Luci natalizie a Bucarest (Foto Ansa) Luci natalizie a Bucarest (Foto Ansa)

Ho letto quanto è successo in Italia con le manifestazioni e violenze in piazza; leggo anche che a Milano sono state assegnate delle case popolari ad alcune famiglie rom di via Triboniano... Qui in Romania le prime pagine dei giornali parlano di crisi finanziaria: forse, si dice, nel 2011 riporteranno alcuni stipendi alla normalità (dopo che hanno tagliato gli stipendi pubblici del 25% e portato l’Iva dal 19% al 24%). Ho letto anche la notizia, ripresa dal Financial Times, in cui si dice che Francia e Germania avrebbero bloccato l’adesione di Romania e Bulgaria ai paesi Schengen perché preoccupate dei flussi migratori in Europa, in particolare dei rom… Ma qui quasi nessuno scende in piazza, forse, penso, perché non si spera in un cambiamento possibile.

Recentemente ero a Milano, ho partecipato a una settimana di formazione organizzata da Avsi per noi “espatriati” e i nostri collaboratori locali. Sono state giornate intense, di riflessione e scambi di esperienze, di lavoro intenso: “Chiamati a guardare in alto (Osea 11,7). Alla radice dello sviluppo: l’importanza del fattore umano”.

E cosi, “guardando in alto”a Milano di luci ne ho viste poche, non c’e’ paragone con Bucarest! I miei colleghi romeni che sono venuti con me in Italia per partecipare a questo momento di lavoro mi hanno chiesto, anche un po’ ironicamente, come mai le luci sono cosi scarse: il Natale in Italia non è più tanto importante? Perché qui da noi le strade sono piene di luci, e gli addobbi natalizi non si sprecano. I colori scelti per quest’anno sono il rosso e il giallo che evidentemente, in mezzo ai casermoni grigi, risaltano tantissimo, forse in modo un po’ esagerato.

Finita la formazione sono tornata a Bucarest e sono stata invitata da una famiglia, che vive in campagna, a partecipare al rito dell’uccisione del maiale, la cui carne viene preparata per il pranzo di Natale. Non riesco ad andare, ho troppo lavoro, ma è l’occasione per me di cercare di mettere insieme tutti questi flash un po’ disordinati: ho lo spunto per fermarmi e guardare perché questo invito mi riempie di gratitudine.

In un paese colpito da una crisi economica fortissima, con una delle riforme finanziarie più dure che ci siano state in Europa quest’anno, con problematiche sociali enormi, con un popolo che sembra rassegnato e incapace a muoversi, la tradizione è viva. Le luci ci sono, il maiale si uccide: forse non è così vero che non si può ripartire! E guardando a quest’anno di lavoro è quello che, insieme ad alcuni amici e colleghi di Fundatia Dezvoltarea Popoarelor (la Ong romena nata da Avsi) abbiamo cercato di fare. Dopo che la Romania era entrata in Europa e dopo che abbiamo capito che se non avessimo “cambiato pelle” come ci ricordano sempre i “fratelli maggiori” di Avsi, avremmo chiuso i battenti nel giro di qualche anno.