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LA STORIA/ Le luci, una bimba e un maiale per capire che la Romania può rinascere

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Luci natalizie a Bucarest (Foto Ansa)  Luci natalizie a Bucarest (Foto Ansa)

Occorreva rimboccarsi le maniche e ripartire in un modo diverso: non più fondi di cooperazione internazionale, ma un altro modo di fare progetti nel paese. Progetti con Fondi sociali europei: di prevenzione di abbandono scolastico, di economia sociale, di formazione professionale… insieme a partner italiani che ci accompagnano e ci sostengono come Aslam, Cdo Opere sociali, Avsi, ma ci ricordano che la responsabilità è nostra.

 

E cosi, in forza di un’origine chiara e consapevoli del rischio di fare con le nostre gambe, abbiamo accettato la sfida per il bene del nostro paese e della nostra gente. Quest’anno abbiamo avviato una serie di iniziative e nuovi progetti che in questo momento danno lavoro a 100 persone e sostengono circa 3.000 persone (a partire dai bambini fino ai giovani e agli adulti - e tra questi, perché non dirlo, ci sono anche tanti rom).

 

Mi commuovo pensando che le persone sono 3.000 e non 2.999: con noi c’è anche una bellissima bimba, piccolina, di soli sei mesi, nata la scorsa estate da una ragazza sieropositiva nostra amica. I medici di uno degli ospedali di malattie infettive di Bucarest non volevano farla nascere e han fatto di tutto per convincere la ragazza a interrompere la gravidanza perché dicevano, viste le terapie cui si sottopone la ragazza da tanti anni, sarebbe nata con malformazioni gravissime. Abbiamo lottato con questa mentalità di morte, e abbiamo sostenuto la ragazza perché si affidasse e, grazie anche alle preghiere e al sostegno di tantissimi amici in Italia e Romania, la bimba è nata contro tutti i consigli dei “sapienti”.

 

Il Natale è una sorpresa, sorpresa di qualcuno che ti visita: una bimba che nasce, una famiglia che ti invita, un popolo che, se cambia il tuo cuore, può ripartire.

 

(Simona Carobene)



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