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Esteri

SCENARI/ Quanti Occidenti ci vogliono per portare la pace in Medio Oriente?

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Nella sostanza le carte-chiave del gioco sono tutte in mano all’Occidente, ma l’Occidente - diciamolo ancora una volta - non è soltanto uno. C’è l’Occidente atlantico, quello che è stato a lungo l’Occidente tout court grazie alla sua vittoria nella Seconda guerra mondiale; poi però ci sono anche l’Occidente baltico-sarmatico, il cui perno è la Germania, e l’Occidente mediterraneo-danubiano (cui, seppure a loro modo, la Baviera e altri Länder della Germania meridionale non sono estranei) il cui perno sarebbe il nostro Paese se soltanto se ne rendesse conto e ne tirasse le conseguenze.

 

Per quanto concerne il Vicino e Medio Oriente, all’Occidente atlantico basta che l’area sia in tregua, mentre all’Occidente mediterraneo-danubiano interessa che sia non solo in tregua ma anche in pace e in sviluppo; all’Occidente baltico-sarmatico infine interessa poco o niente. È chiaro poi che, al di là di queste diverse linee di gravitazione geo-politica, l’Occidente consiste nel suo insieme. La sintesi si deve dunque fare, ma non semplicemente annichilendo ogni altro legittimo interesse a favore di quello atlantico, come si fece finché durarono gli equilibri prodotti dall’esito della Seconda guerra mondiale.

 

Così stando le cose, l’Italia, l’unico membro del G8 a essere bagnato dal Mediterraneo e dal Mediterraneo soltanto, ha un grosso ruolo da svolgere. La pace e lo sviluppo del Vicino e del Medio Oriente non sono né remoti, né impossibili. Per questo però occorre un impegno forte e mirato del nostro Paese.

 

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