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IRAN/ È "colpa" di Berlusconi l'attacco all'ambasciata italiana?

Pubblicazione:mercoledì 10 febbraio 2010

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La rivolta interna, cominciata dopo le elezioni presidenziali, è ad un momento di svolta. Le esecuzioni pubbliche dei dissidenti continuano, così come la repressione sistematica verso i movimenti dell’Onda Verde.

 

La pressione è salita talmente che o nelle prossime settimane la protesta si trasformerà in guerra civile o la brutale repressione avrà preso il sopravvento e l’Iran avrà definitivamente perso le radici della Repubblica islamica, per trasformarsi in una inequivocabile dittatura feroce.

 

La comunità internazionale, a questo punto, non ha molte alternative all’inasprimento delle sanzioni. Saranno gli USA a proporle in sede di Consiglio di Sicurezza dell’ONU, dove rimane da convincere solo la Cina, che da Teheran fa passare la sua partita strategica, sempre più tesa, con Washington.

 

Per l’Italia si tratta di un bivio importante. Le nuove sanzioni danneggeranno pesantemente l’export nazionale, che ha nell’Iran un partner fondamentale. Ma, ovviamente, la piena convergenza internazionale deve avere il sopravvento sugli interessi di bottega.

 

Resta però da immaginare la gestione dell’immediato seguito alle sanzioni internazionali, quando l’inaridimento del tessuto sociale e politico iraniano dovrà essere scosso da un adeguato supporto alle ragioni di chi si oppone alla sanguinaria repressione e dalla predisposizione di uno scenario di sicurezza che prevenga qualsiasi sconsiderata degenerazione del delicato dossier nucleare.



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
10/02/2010 - Italia coraggiosa (Alberto Pennati)

Berlusconi ha fatto bene a dire quel che ha detto. L'iran è un paese teocratico totalitario, che vuole costruire l'atomica e non esiterà ad usarla. La disonestà di certi "media" non ha messo per niente in evidenza che il nostro non è l'unico paese che ha subito aggressioni, così come riferito dall'on. Frattini. La stupidità di certi politicanti è deleteria, perchè sta solo dando tempo all'iran per arrivare al suo scopo. Speriamo che non si arrivi all'estremo e che le parole dell'Italia risveglino certi attori finora troppo "diplomatici".