BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCENARIO/ Cervellera: la Cina non prenda le cose peggiori dell’occidente

Pubblicazione:

cina_biciclettaR375_20ott08.jpg

Sì. I dissidenti sono tutti persone non violente che si battono per diminuire la tensione sociale, per allargare le libertà individuali, per favorire la separazione tra potere esecutivo, legislativo e giudiziario, per elezioni dei capi, che metta fine alla piaga della corruzione. Ma vengono messi in prigione e condannati come cospiratori contro lo stato. Fino a quanto può durare questa repressione? Interrogarsi sull’evoluzione della Cina vuole dire prospettare delle possibili risposte a questa domanda e non solo fare previsioni sull’incremento del suo Pil.

 

Dal punto di vista delle religioni, che differenza c’è tra il comunismo di Mao e il nazionalismo del partito comunista oggi al potere?

 

L’unica differenza è che ai tempi di Mao e soprattutto ai tempi della Rivoluzione culturale il tentativo era di distruggere le religioni. Certo ora non è più così: nel senso che non si cerca più di distruggerle ma di controllarle. Ma il controllo è così soffocante che molto spesso il risultato a cui si tende è il medesimo: la distruzione della fede religiosa. Probabilmente adesso non ci sono tanti martiri come in passato; ma vi sono vescovi in prigione, sacerdoti nei lager, chiese domestiche distrutte col bulldozer. E la repressione permane anche nelle chiese cosiddette ufficiali, con un controllo che blocca ogni attività creativa.

 

Il partito comunista al potere non si è mostrato più pragmatico e gradualista nella concessione di maggiori spazi alle libertà individuali?

 

Se ci sono momenti nei quali sembra prevalere la tolleranza e la tregua, lo è solo per convenienza politica. È pur vero che in questi anni il partito comunista cinese è diviso su questo tema, perché diversi al suo interno oggi pensano che la religione sia un elemento permanente della condizione umana. E che quindi occorre trovare un modo per venire «a patti» con questa dimensione dell’uomo.

 

Quest’anno ricorre il quarto centenario della morte di Matteo Ricci. Qual è oggi la sua eredità?

 

Ha un significato importante per due motivi. È stato il primo nell’età moderna che ha aperto i rapporti della Cina con la cultura occidentale. Da Matteo Ricci in poi lo scambio è stato continuo, con il risultato che oggi la Cina può essere considerata da molti punti di vista - pensiamo a quello della scienza, della tecnologia e dell’economia - l’allievo migliore dell’occidente. Il secondo motivo invece è un’eredità «negativa», mancata.

 

In che senso?

 

Per continuare la lettura dell’intervista clicca sul simbolo >> qui sotto



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >