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DIARIO HAITI/ Il racconto: il dolore continua tra le macerie ma la carità lavora a luci spente

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Quando attraversiamo la città intrappolata dalle persone che vivono per strada, dalle macerie che ingombrano il cammino e dal micidiale traffico di taxi e TIR dei soccorsi, siamo circondati dallo scenario dantesco di case crollate e paurosamente inclinate, da montagne di macerie con cartelli che indicano i morti ancora lì sotto sepolti, dal lezzo della ganghe, da gente smarrita che bivacca nei pressi di quella che era la sua casa.

 

L’inevitabilità della vita che richiama prepotentemente alle normali attività non può cancellare il grande dolore che ha colpito tutti: non c’è famiglia senza morti o feriti. Confermato che gli aiuti dalle nazioni ricche, USA ed Italia in testa, sono necessari e preziosissimi, quello che si nota è che la compagnia più grande che il popolo haitiano sta ricevendo è da parte della chiesa: innumerevoli sono le congregazioni, le singole persone, le ong cattoliche che stanno loro accanto e che continueranno a farlo anche quando il mondo spegnerà i suoi riflettori su Haiti.

 

Cosa che i media italiani hanno peraltro già fatto da un pezzo: sfogliando i giornali italiani non si trova più da giorni alcuna notizia del terremoto. Alcuni esempi di questa gratuita carità sono Suor Marcella Catozza che ha riaperto il suo ambulatorio, crollato, nel quartiere discarica di Wharf Jeremy, vicino al mare o padre Gianfranco, camilliano che lavora indefessamente nel suo ospedale imitando la carità del santo fondatore, S. Camillo de Lellis, o i Francescani che hanno aperto un ambulatorio nella chiesa, dove anche noi abbiamo dato una mano visitando centinaia di pazienti, o le allegre suore sud-americane che hanno riattivato dispensari e distribuito alimenti e farmaci arrivando da tutti i paesi del Sud America, Cuba compresa.

 

Anche AVSI che ha già iniziato l’attività ambulatoriale e che la continuerà per mesi inviando medici a rotazione (si faccia avanti chi è disponibile) è su questa strada che trae le sue energie dalla presenza di Chi duemila anni fa ha dato un senso ed un valore assoluto al dolore ed alla sofferenza umana affermando “beati i poveri, beati voi che ora piangete perché sarete consolati, beati voi che avete fame e sete di giustizia…”. Questa non è una presenza dimessa e malinconica, è una vita piena di speranza e laboriosità. Per questo sarebbe un delitto non continuare a camminare insieme al popolo di Haiti.



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