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Esteri

IL CASO/ Nadia Eweida, licenziata dalla British Airways per una croce al collo

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Lo scorso venerdì 12 febbraio, la Corte d’Appello londinese, con una sentenza più che prevedibile, ha respinto il ricorso di Eweida. Patetica l’uscita di Lord Justice Sedley, uno dei giudici d’appello, che dopo aver ribadito l’inopportunità di esibire simboli religiosi nei luoghi di lavoro, ha dichiarato che, tutto sommato, «non è impensabile che in alcuni casi un divieto generale rappresenti l’unica soluzione».

  

Peccato che l’ultima sentenza dell’Alta Corte in materia abbia ribadito il fatto che la proibizione ad una ragazza sikh di portare a scuola il “kara”, braccialetto sacro, integri un vero e proprio atto di discriminazione religiosa.


Qual è la differenza tra una croce ed un kara? Semplice. La reazione dei discriminati. Non è facile gestire politicamente le veementi proteste della comunità sikh o di quella islamica, mentre i cristiani hanno da sempre dimostrato di essere assai più “tolleranti” rispetto alle ingiustizie patite. Fa parte, del resto, del loro stesso DNA. La morale di questa storia dovrebbe farci riflettere.

 

Mentre da noi in Italia si discute se esporre o meno il crocifisso nei luoghi pubblici, in Gran Bretagna la magistratura ha già deciso che ad un cristiano si può impedire di portare al collo il simbolo della propria fede sul luogo di lavoro. Se consentiamo che la tolgano dai muri, arriveranno a levarcela anche di dosso.

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COMMENTI
18/02/2010 - Cristofobia all'ennesima potenza (Giovanni Romano)

Comincio a stancarmi di commentare comportamenti tanto odiosamente ripetitivi a senso unico contro i cristiani. Mai nessuno che spieghi *che cosa precisamente* offende in un Crocifisso! Eppure chi si ritiene offeso dovrebbe come minimo dare stretto conto delle proprie "ragioni". Lo ripeto per la millesima volta: mentre noi cristiani ci siamo concentrati per molto tempo sull'ateismo comunista, purtroppo ci è completamente sfuggita la scristianizzazione più strisciante, micidiale e implacabile che ha avuto luogo in Inghilterra. La causa non è l'immigrazione musulmana o di altre religioni. Il processo era partito molto tempo prima. Già Orwell, negli anni '30, parlava come se niente fosse del senso di "raggelato disgusto" che le persone "intelligenti" provavano quando sentivano nominare la parola "Dio". Il Dio cristiano, ovviamente, con altre divinità più muscolose e minacciose non si osa...