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MEDIO ORIENTE/ Caracciolo (Limes): ora Israele confida più in Berlusconi che in Obama

Pubblicazione:martedì 2 febbraio 2010

berlusconi_netanyahuR375.jpg (Foto)

 

Non hanno a mio modo di vedere un’incidenza particolare: penso che Israele sia abbastanza consapevole del fatto che non sono i nostri rapporti economici a dare un particolare fiato all’Iran e alla sua politica. D’altra parte Israele sa che l’Italia sarebbe comunque pronta a seguire un regime di sanzioni più rigide nei confronti di Teheran.

 

Berlusconi ha criticato la politica degli insediamenti israeliani in territorio palestinese. Ha toccato un nervo scoperto?

 

No: su questo concordano ormai da tempo americani, europei, e tutti i governi italiani che si sono succeduti da un bel po’ di anni a questa parte. Ma è importante che Berlusconi abbia manifestato apertamente - da amico di Israele - di non condividere la politica di Gerusalemme sugli insediamenti.

 

Secondo lei c’è uno stallo del negoziato israelo-palestinese e della vicenda mediorientale più in generale?

 

Se consideriamo le cose in prospettiva storica, più che essere in una situazione bloccata direi che si stanno facendo grandi passi indietro. Gli accordi di Oslo del 1993 hanno legittimato la speranza che si potesse arrivare ad una pace sostanziale e negoziata e alla formazione di uno stato palestinese. Oggi si continua a parlare di due popoli e due stati ma ne mancano del tutto i presupposti. Da parte israeliana proprio per la politica degli insediamenti, e da parte palestinese perché prevalgono i conflitti interni e non si vede la volontà di costruire un’entità statale.

 

Il 27 gennaio abbiamo ricordato la Shoah. Quando questo avviene puntualmente scoppia una battaglia negazionista. Qual è il senso politico di questa guerra ideologica?

 

L’idea guida è che Israele sia uno stato provvisorio e che la sua legittimazione basata sull’olocausto - che è quella corrente anche se non da tutti condivisa - sia inaccettabile. Occorre pensare al dopo Israele. E per negare Israele si comincia col negare l’olocausto. È la posizione dell’Iran.

 

C’è anche un negazionismo «archeologico», che punta a negare le radici culturali di Israele nel suo territorio.

 

 

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