BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

MEDIO ORIENTE/ Caracciolo (Limes): ora Israele confida più in Berlusconi che in Obama

Pubblicazione:

berlusconi_netanyahuR375.jpg

 

Sì, c’è anche questa componente, come c’è una legittimazione di Israele non in quanto figlia dell’olocausto ma in quanto erede di Davide. Così come ci sono ebrei che non condividono il sionismo e pensano che la legittimazione di Israele sia di stampo puramente religioso o non vi sia affatto. Il risultato però è sempre lo stesso: il venir meno delle condizioni per una pace vera tra Israele e palestinesi, e di una complessiva accettazione di Israele da parte del mondo arabo islamico.

 

Qual è secondo lei la strategia dell’amministrazione Usa? L’ultimo atto significativo risale a prima dell’estate scorsa: il colloquio di Obama con Netanyahu e Abu Mazen.

 

Obama credeva di avere un potere di condizionamento che i fatti hanno smentito. Ha pensato di poter «torcere il braccio» degli israeliani, convincendoli a lasciare gli insediamenti, in modo da dare uno spiraglio di prospettiva ai negoziati e quindi più forza ai palestinesi. Risultato: gli israeliani non si sono fatti condizionare, i palestinesi sono più divisi di prima e Abu Mazen è un fantasma.

 

I palestinesi di Gaza e di West Bank hanno superato i 4 milioni e continuano a crescere del 2 per cento nella West Bank e più del 3 per cento a Gaza, contro l’1,7 per cento di Israele. Può essere la premessa per una «one state solution»?

 

Ma questo prevede che gli israeliani siano d’accordo, che annettano la Cisgiordania e Gaza e che facciano degli abitanti i loro concittadini. Non mi sembra francamente una prospettiva realistica.

 

 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.