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IL CASO/ Susan, la nonna-mamma inglese che uccide femminismo e morale

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Anche sulla donazione di ovociti la questione è controversa a causa dei rischi cui espone le donatrici. Tra l’altro, proprio per questo è illegale in Svizzera, in Norvegia, in Italia, in Germania e in Austria. Laddove è consentita, le donatrici non possono ricevere denaro. Solo in Gran Bretagna è prevista una forma di “rimborso” molto discutibile.

 

Lo scorso luglio, infatti, ha suscitato qualche polemica il fatto che Lisa Jardine, Presidente della HFEA - l'autorità britannica che si occupa di embriologia e fecondazione umana - avesse proposto di modificare l’attuale legge per consentire la possibilità di offrire a giovani donne denaro pubblico in cambio di ovociti.

 

Esiste anche il problema che oggi in Gran Bretagna esistono le banche del seme ma non sono state ancora istituite banche degli ovociti. Non c’è il minimo dubbio, però, che a breve partirà la girandola del business, visto che le modifiche apportate all’attuale legge in materia, consentono ora la possibilità di stoccare gli ovociti per 55 anni, rispetto ai 5 previsti prima.

 

La mia cara amica Josephine Quintavalle, direttrice del CORE Comment on Reproductive Ethics (di cui anch’io mi onoro di far parte), sulla vicenda di Susan Tollefsen ha sollevato seri dubbi: «Ciò che in questi casi non si vuole considerare, a parte i diritti dei bambini, è la questione della donazione di ovociti. È giusto tenere all’oscuro le donatrici sul destino dei loro ovociti? E siamo proprio sicuri che alcune donne si esporrebbero ai rischi medici legati alla donazione se sapessero che i loro ovociti devono essere impiantati nell’utero di una sessantenne? Non è lecito sfruttare una donna, mettendone in pericolo la salute, per realizzare le fantasie di un’altra donna che non intende accettare di essere ormai in menopausa».

 

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COMMENTI
23/02/2010 - Errata Corrige (Giovanni Romano)

Ho scritto che Churchill era stato invitato dalla Smithsonian Institution. Si trattava in realtà del MIT, Massachussets Institute of Technology.

 
22/02/2010 - La profezia di Churchill (Giovanni Romano)

Questo caso mi fa ricordare quanto ebbe a dire Churchill ospite della Smithsonian Institution subito dopo la seconda guerra mondiale. Dopo aver ascoltato la prolusine del rettore, che preannunciava il giorno in cui la scienza avrebbe potuto talmente programmare l'uomo da impedire per sempre che nascesse un altro Hitler, Chirchill replicò: "Prima di vedere quel giorno, io mi auguro di essere morto". Almeno lui è stato fortunato.