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STRAGE AFGHANISTAN/ L’Isaf bombarda e uccide 33 civili durante un’offensiva contro i talebani

33 civili afghani hanno perso la vita durante un attacco aereo della Nato a sud dell’Afghanistan. I civili sono stati scambiati erroneamente per ribelli

afghanR375_22feb10.jpg (Foto)

Strage in Afghanistan ad opera dell’ISAF. Non è la prima volta che questo accade. Non è la prima guerra in cui si vedono civili morti senza un motivo, inutilmente. Basti pensare ai bombardamenti di Londra o di Dresda, alla distruzione di Monte Cassino. La meccanica è semplice: si pensa che là ci sia il nemico e poi si spara, si bombarda. La tragica logica di chi deve prendere decisioni affrettate sul campo trascina con sé, dalla notte dei tempi, milioni di vittime civili. Oggi il numero cresce ancora. 33 civili afghani hanno perso la vita durante un attacco aereo della Nato a sud dell’Afghanistan. I civili sono stati scambiati erroneamente per ribelli. Il governo afghano, com’era immaginabile, ha diffuso una nota all’interno della quale giudica ingiustificabile l’episodio il cui bilancio di strage è il più alto degli ultimi sei mesi nella conta delle morti civili. L’episodio è avvenuto nei pressi del confine fra le province Uruzgan e Dai Kondi. Nei pressi di quelle regioni si sta tenendo l’Operazione Mushtarak, una delle più importanti offensive delle Forze Nato condotta per liberare la provincia meridionale di Helmand dalla presenza dei talebani. «Secondo le prime stime la Nato ha aperto il fuoco ieri contro un convoglio di tre veicoli...uccidendo almeno 33 civili, tra i quali quattro donne e un bambino, e ferendone altri 12». Così continuava la nota del governo colpito. «Siamo profondamente dispiaciuti per la tragica morte di persone innocenti», così risponde piuttosto laconicamente il generale Stanley McChrystal, a capo delle operazioni Isaf in Afghanistan.

Ma non è detto che quest’ultimo incidente causato dall’ISAF passerà soltanto attraverso una nota di demerito, se così vogliamo chiamarla, da parte del governo afghano. Infatti essenziale risulta, come in ogni guerra, l’appoggio della popolazione locale. Incidenti come questo, è inutile dirlo, non contribuiscono ad aumentare la simpatia dei liberati nei confronti dei liberatori. Tantomeno sono bastate le rassicurazioni dei marine statunitensi che hanno dichiarato di aver preso precauzioni “straordinarie” al fine di evitare danno o la morte dei civili nel contesto delle offensive Nato a Marjah, nella provincia di Helmand, la più violenta di tutto l'Afghanistan.