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Esteri

PERSECUZIONI/ Il racconto del missionario: in India ci difendiamo con la testimonianza

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Nel sud dell’India, dove io sono da anni e dove il governo locale è in mano al Partito del Congresso, non c’è nessuna tensione o scontro di tipo religioso. Ci sono templi indù, chiese, moschee, e uno prega come vuole. Un partito secolare come il Partito del Congresso sa che l’India è e non può non essere multiculturale, multietnica e multireligiosa. Nella stessa costituzione dell’India è codificato che ogni religione ha il diritto di esistere e di essere praticata.

 

Se c’è libertà di culto, perché si sta diffondendo una mentalità anticristiana?

 

L’animo indiano è per natura religioso, la fede nel trascendente è dentro l’animo. Difficile trovare un indiano che dica «io non credo in Dio». Oggi però i problemi vengono insieme dalla politicizzazione e dall’eredità storica. Non dobbiamo dimenticare duecento anni di dominio coloniale inglese. Europei e americani sono considerati cristiani. Noi sappiamo bene quanto questo non sia vero, ma non importa.  Chi è bianco è cristiano. Dopo l’indipendenza del ’47 si è affermata la convinzione ideologica, in molti fautori dell’induismo, di dover recuperare l’identità religiosa tradizionale indiana, induista. Compreso chi non ce l’ha: in Orissa c’erano santoni indù che volevano riconvertire i cristiani.

 

Vien da pensare che valga solo per la religione dominante. E se uno vuol convertirsi ad un’altra religione?

 

La sola idea di propagandare una religione per convertire è considerata inaccettabile. In questo ha pesato molto - va detto - il proselitismo spinto di parte protestante. Anche i vescovi non pronunciano la parola conversione: predichiamo, viviamo il Vangelo ma senza fare «attività di conversione». In India ci sono leggi anticonversione: uno che voglia convertirsi deve fare una dichiarazione legale al prefetto per attestare che lo fa di spontanea volontà. Ma la parola conversione crea una ribellione immediata.

 

Sono presi più di mira i protestanti o i cattolici?

 

Clicca >> qui sotto per continuare l’intervista ad Antonio Grugni sulle persecuzioni contro i cristiani in India