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SCENARIO/ Lo sventato golpe in Turchia è colpa dell'Europa?

Pubblicazione:martedì 23 febbraio 2010

Turchia_BandieraR375.jpg (Foto)

Suscita ovviamente stupore la notizia che un Paese ormai stabilmente integrato nell’orbita dell’economia e del commercio mondiale, con tassi di crescita del PIL tra i più elevati, agganciato stabilmente alla Comunità atlantica possa vivere l’esperienza di un colpo di Stato. Eppure è quanto il primo ministro turco Recep Tayyp Erdogan ha denunciato nel corso di una visita in Spagna, rendendo noti alcuni dettagli dell’operazione di polizia che ha condotto all’arresto di 40 tra i più importanti vertici militari del Paese.


Il tentativo di rovesciare il governo del partito filo-islamico AKP (Partito del Benessere, poi trasformato in AP per una sentenza della Corte suprema turca che vietava il riferimento alla dottrina islamica) risale al 2002, anno in cui Erdogan vinse le elezioni politiche con una schiacciante maggioranza.


Già allora, le voci critiche su una possibile deriva islamica della Turchia non mancarono, in un rimpallo di accuse e di caveat che costella tipicamente la storia moderna del Paese anatolico. I militari sono i custodi della laicità dello Stato fin dai tempi della rivoluzione di Kemal Ataturk, che agganciò definitivamente la Turchia all’Occidente, secolarizzandola.


Da allora, ad Ankara si sono prodotti in meno di settant’anni ben quattro colpi di Stato, con la presa di potere temporanea dei militari per motivi di sicurezza nazionale. In questo clima, è ovvio che l’ascesa prepotente al potere di un partito politico che si richiama esplicitamente all’Islam (benché secolarizzato) sia stata vissuta con particolare preoccupazione da parte dei garanti del kemalismo, e dei militari in particolare.


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