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DIARIO HAITI/ Fiammetta: gli occhi pieni di speranza mi fanno vincere la fatica di ogni giorno

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In tutte queste frenetiche attività, il tempo per fermarsi a rifiatare manca del tutto. Oggi tra i mille messaggi ho trovato la mail di una carissima amica, che non vedo ormai da anni, ma con la quale non ci siamo mai davvero perse di vista. Mi pone domande che mi fanno riflettere e forse in un certo senso mi mettono un po in crisi. Chiara – la mia amica – si domanda e mi domanda:

 

“Ti immagino lavorare a ritmi molto alti perchè sei in una situazione in cui si potrebbe lavorare 24 ore su 24 e neanche questo basterebbe a fare tutto quello che è necessario; ma quanto reggi ancora? Ogni tanto fermarsi è un'esigenza, come fai ad andare avanti? ... la tua scelta per Alessandro fa pensare, non so cosa avremmo fatto noi al tuo posto perchè certe situazioni non si possono giudicare dall'esterno, si possono capire solo vivendo tragedie così dall'interno. ... Non so come fai a stare lontana da lui da così tanto, io non so se ce la farei, ma soprattutto, lui ce la fa? cosa pensa della situazione?....”

 

Eh, Chiara, quante domande...

 

Non le ho tutte queste risposte!

 

Però le sue parole mi fanno pensare. Come facciamo ad andare avanti con questi ritmi? Non lo so. Però ogni volta che vado al campo e Simone ha un nuovo “caso umano” dei suoi, anche se siamo stanchi, distrutti, ci riattiviamo in cerca di una soluzione, di un medico, di un materasso in piu, di un posto in una tenda sovraffollata, di una bottiglietta di latte “speciale” per uno dei piccoli di Chiara... e come si potrebbe dire di no? Come si fa a dire a questa gente, che ci guarda con la speranza negli occhi, come si fa a dire loro “no, guarda, ora siamo stanchi, ci pensiamo magari domani”? come si fa?

 

Forse a freddo, a tavolino, ce lo diciamo, che bisogna rallentare, che siamo stanchi. Ma quando siamo li, sul terreno... no, non possiamo ancora rallentare. Non finchè ci sono bambini senza nemmeno un telo di plastica a ripararli, non finchè c’e’ la signora di 80 anni che non mangia da tre giorni e va portata in ospedale, non finchè troviamo bambini di due anni soli in tenda perchèi genitori sono usciti a cercare cibo. Come facciamo ad andare avanti? Non lo so. Ma mi chiedo: e con che coraggio ci potremmo fermare?

 

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