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Esteri

USA/ L’aborto mette ancora nei guai la riforma sanitaria di Obama

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Obama frena anche sulle penalizzazioni o meglio multe per chi non si assicura. Non c’è l’obbligatorietà di acquistare un’assicurazione ma aziende e individui sono “caldamente invitati” per non perdere sgravi fiscali o vedersi appioppate sanzioni che, nella versione del Senato, arrivano sino al 2% del reddito nel 2016 quando la riforma sarebbe dovuta andare a regime. La Casa Bianca infine sostiene che il governo federale si farà carico dei costi per l’espansione del Medicaid condividendo l’aggravio delle spese con gli Stati.

 

Capitolo importante è quello fiscale. L’idea di Obama è di innalzare la base per l’esenzione che sarà portata da 23mila dollari a 27mila dollari all’anno per chi acquista piani-famiglia. Inoltre fino al 2018 ci sarà una moratoria sul pagamento delle tasse. Un passo verso la classe media. Incremento delle tasse invece per gli alti redditi che subiranno un prelievo del 2,9% per alimentare il Medicare.

 

Un piano complesso insomma, come del resto la stessa materia health care. Obama è forse all’ultima mano della partita. Giovedì toccherà ai repubblicani replicare. Sono pronte centinaia di emendamenti. Ma non è solo da destra che Obama dovrà guardarsi. Pure molti democratici (e non solo i pro-life, ma pure l’ala liberal infuriata per la fine della speranza di una mutua pubblica per tutti) sono pronti ad affondare Obama e i suoi sogni. Al Senato i democratici si sono riuniti subito per valutare la proposta, alla Camera il caucus liberal si è trovato concorde nel prendere tempo. Non proprio una notizia confortante per Obama.

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