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SCENARIO/ Non sarà il Dalai Lama a guastare i rapporti tra Pechino e gli Usa

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Esatto. A quel punti il governo cinese si è lasciato prendere la mano reagendo in modo scomposto e con eccessiva durezza. Senza rendersi conto di non poter pretendere che il presidente degli Stati Uniti faccia quello che vuole la Cina..

 

Nel suo primo viaggio in Cina Hillary Clinton aveva dichiarato la disponibilità Usa a parlare di tutto ma senza mettere in discussione i rapporti economici. Perché Obama ha deciso di riaprire il fronte dei diritti umani?

 

Obama si è trovato a gestire una sconfitta politica grave (le elezioni in Massachusetts, ndr), con la riforma sanitaria in bilico e da riaggiustare secondo i desiderata dei repubblicani. Ora come non mai ha bisogno di portare a casa un risultato politico. Niente ambiente, niente riforma sanitaria, niente Corea, niente Iran. Rimaneva la strada delle pressioni sulla Cina e del rispetto dei diritti umani.

 

Al prezzo davvero molto caro di rischiare una spaccatura?

 

In realtà Stati Uniti e Cina sanno fare bene politica sono consapevoli che una crisi nei rapporti bilaterali non conviene a nessuno dei due. Le ultime dichiarazioni della Cina sul caso del Dalai Lama sono più morbide e se bene interpretate mostrano chiaramente la volontà di riportare nell’alveo della buona misura politica i rapporti bilaterali. Le stesse dichiarazioni del portavoce della Casa Bianca sono state misurate: «consideriamo il Tibet parte della Cina» ha specificato.

 

Che parte gioca la crisi economica?

 

La crisi è globale, ma quella dell’America è molto più grave. Il debito estero degli Usa è il 90 per cento del Pil, quello della Cina è il 5 per cento del Pil. La Cina ha concluso l’anno con una crescita del 9 per cento, il resto del mondo rasenta lo zero. Sono numeri gonfiati? Può darsi, intanto però l’economia cinese tira e traina tutto il sudest asiatico. Non secondo il governo cinese ma secondo il Fmi oltre il 50 per cento della crescita globale è stato creato dalla Cina. La Cina è il maggior detentore estero di titoli di debito pubblico Usa. Conviene ad entrambi che il «G2» ne esca rafforzato.

 

Torniamo al caso del Dalai Lama, simbolo della questione irrisolta della negazione dei diritti umani in Cina. Ci sono passi avanti?

 

Per dichiarazione da parte del Dalai Lama - e non secondo i cinesi - ci sono stati dei progressi. È un risultato indipendente e non è frutto dell’azione di parte americana. La novità è che governo cinese e Dalai Lama si sono parlati senza nessuna costrizione. Sembra che i cinesi abbiano accettato di parlare con gli inviati del Dalai Lama delle prospettive culturali e religiose del Tibet. Visto che si partiva da sotto zero, sono ammissioni importanti e significative.

 

Se mettiamo da parte il caso Tibet, nel quale il problema religioso si intreccia con quello dell’autonomismo politico, Pechino continua a temere l’interferenza della religione vista come agente di instabilità politica per il governo e lo stato?

 

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