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SCENARIO/ Non sarà il Dalai Lama a guastare i rapporti tra Pechino e gli Usa

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Il partito vuole che il clero in generale, di qualsiasi religione esso sia - buddista, lamaista o cattolico - abbia un’educazione politica. Non è indottrinamento. La si potrebbe chiamare «educazione civica».

 

Il senso di questa educazione civica non è quello di sottoporre l’autorità religiosa al benestare del partito comunista?

 

No, perché nel 17mo congresso del partito è stato introdotto nella costituzione un articolo che dice che il partito non si occupa e non entra in questioni religiose. Rispetta il ruolo che personalità religiose hanno nella società, le quali devono però capire come funzionano lo stato e la politica cinesi. In termini astratti è un’offerta ragionevole, poi bisogna sempre capire come questo principio viene applicato. Può esserlo anche in maniera brutale, eccessiva.

 

Cioè persecutoria?

 

Il partito risponde che anche un corpo di polizia in uno stato democratico può essere persecutorio. Ma è diverso accusare il questurino e accusare la legge. A livello di principio la legge non è antilamaista o antibuddista o anticattolica.

 

Lei ha citato Liu Xiaobo, leader di Carta 08 arrestato. Qual è la linea della Cina verso i suoi numerosi dissidenti interni?

 

Di repressione. Però oggi la repressione contro i dissidenti è assai minore che dieci anni fa. Liu Xiaobo è stato arrestato e condannato non tanto per quello che ha detto, ma per il fatto di aver creato quel manifesto per i diritti umani in Cina. I firmatari sono 4mila ma a parte lui nessun altro è stato arrestato e condannato. Non significa che la Cina sia un paese liberale, però c’è più libertà oggi rispetto a ieri.

 

Qual è lo scenario che si sente di delineare?

 

La polemica è destinata a rientrare. Obama ha bisogno che la Cina gli frutti un risultato politico nei prossimi due o tre mesi. E non può essere semplicemente la rivalutazione del renminbi sul dollaro, perché è già deciso che ci sarà, il problema sarà solo quando. Lo farà a sorpresa, per evitare speculazioni. Sul fronte della politica estera, l’altro giorno il Washington Post ha assicurato che la Cina appoggerà le sanzioni l’Iran. Ma la Cina è scettica sulla bontà delle sanzioni. Forte della sua esperienza, dice che se si porta un paese in un’area di libero scambio i risultati potrebbero essere sorprendenti. Questo vale innanzitutto per la stessa Cina. Trent’anni fa era nel buio del comunismo, ma oggi grazie ad una politica illuminata anche di parte americana è un paese più libero e più liberale.

 



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