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SCENARIO/ Non sarà il Dalai Lama a guastare i rapporti tra Pechino e gli Usa

Barack Obama ha dichiarato che vedrà il Dalai Lama. Dopo la vendita di armi a Taiwan e il «caso Google» Pechino non l’ha presa bene. È crisi nei rapporti bilaterali Usa-Cina? l’opinione di FRANCESCO SISCI inviato de La Stampa

dalailama_barrosoR375.jpg (Foto)

L’amministrazione Obama è ai ferri corti con la Cina? Dopo la vendita di armi a Taiwan e il «caso Google», il presidente americano ha dichiarato che vedrà il Dalai Lama, la guida spirituale del Tibet, ma Pechino non l’ha presa bene: si guardi, il presidente Usa, dall’incontrare la guida di un popolo per il quale rivendica un regime di autonomia su un territorio, il Tibet storico, pari ad un quarto del territorio cinese. Condizioni che il governo cinese non può in alcun modo accettare. Poco importa che il Dalai Lama continui a ripetere di non essere separatista. Obama «danneggerebbe la fiducia e la cooperazione tra i nostri due paesi» ha detto Zhu Weiqun, viceministro, che ha aggiunto malignamente: «come potrebbero gli Usa venire fuori dalla crisi economica?». Le ritorsioni sono dunque dietro l’angolo? In realtà, secondo Francesco Sisci, corrispondente de La Stampa a Pechino, la situazione è seria, ma non grave.

I rapporti bilaterali tra Usa e Cina sono diventati improvvisamente a rischio di rottura?

Ieri in realtà la situazione è tornata sotto controllo. Il portavoce dell’ufficio stampa del ministero degli Esteri ha parlato di «irritazione» per l’incontro tra Obama e il Dalai Lama. Una replica di prammatica, dopo quella esagerata del viceministro che ha minacciato in buona sostanza sanzioni e ripercussioni economiche. Da un mese a questa parte le reazioni cinesi possono sorprendere, ma il motivo è che Pechino si è sentita sotto attacco.

Parte tutto dal caso Google e dalla vendita di armi a Taiwan?

Direi piuttosto dal vertice di Copenhagen. Usa e Cina sono entrambi andati al vertice sicuri che avrebbero incassato un successo. Quando l’accordo è saltato, Obama si è sentito tradito, ma lo stesso vale per la Cina. I cinesi sono andati a Copenhagen annunciando motu proprio un taglio delle emissioni del 40 per cento entro il 2020 e la volontà di perseguire gli obiettivi senza aiuti. Una simile riduzione è una cifra enorme. Ma quando la stampa internazionale li ha accusati di aver fatto saltare l’accordo, si sono sentiti traditi. Poi ci sono stati due episodi che hanno contribuito ad avvelenare l’atmosfera.

Quali?

Il primo la condanna a undici anni del dissidente Liu Xiaobo. E il secondo la condanna a morte del trafficante di droga inglese di origine pakistana. Questo ha peggiorato il clima e dato inizio alla polemica su Google, con le bordate di Hillary Clinton sulla libertà di informazione. Poi il segretario di stato Usa ha preteso dalla Cina l’applicazione delle sanzioni contro l’Iran. L’annuncio della vendita di armi a Taiwan è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Per arrivare infine alla vicenda del Dalai Lama.

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