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EUTANASIA/ Lo fai per compassione? La Gran Bretagna ti dà la licenza di uccidere

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I primi a lamentarsi delle nuove direttive, invece, sono stati alcuni parlamentari sentitisi espropriati della propria funzione legislativa. Le guideline di Starmer vengono, infatti, viste come una “back door”, una porta di servizio da cui far entrare l’eutanasia bypassando il confronto democratico del dibattito parlamentare. Parlando alla House of Commons, il deputato conservatore Mark Pritchard ha denunciato la seria preoccupazione che vive la comunità britannica allarmata dal fatto «che venga tolta la parola alla Camera» e che la via giudiziaria rappresenti, appunto, una nuova «back door attraverso cui introdurre l’eutanasia nel Regno Unito».

Furiose le organizzazioni pro-life. Peter Saunders, del Care Not Killing Alliance, ha aspramente criticato le nuove esimenti senza mezzi termini: «Chiunque prenderà parte ad un suicidio assistito, dichiarerà inevitabilmente di aver agito per compassione. Peccato che l’unico testimone in grado di conoscere come si siano realmente svolti i fatti, nel frattempo, sarà morto».

 

Anche organizzazioni a sostegno dei disabili non hanno mancato di far sentire la propria voce. Richard Hawkes, direttore di Scope, ha denunciato: «Molti disabili sono spaventati, e con buon motivo, dalle possibili conseguenze di queste nuove regole». «C’è un reale pericolo - continua Hawkes - che le direttive del Director of Public Prosecutions possano tradursi in una pressione psicologica che spinga chi è affetto da disabilità a porre fine alla propria esistenza». Senza parlare dei possibili casi di abuso in cui la soppressione non consenziente del disabile venga poi giustificata dall’omicida attraverso un’inesistente motivo compassionevole. Un altro gruppo che ha fermamente rigettato l’introduzione delle nuove regole sul suicidio assistito, è la combattiva ProLife Alliance, secondo cui la stessa idea che possano esistere delle esimenti al reato di omicidio del consenziente è di per sé aberrante.

La tesi di Starmer e le cause di non colpevolezza contenute nelle sue guideline non possono essere accettate da una società che pretende di considerarsi civile e fonda le proprie basi su una concezione democratica del diritto e della legge. Chiunque abbia un minimo di cultura giuridica non può non avvertire l’esigenza di respingere tout court l’idea di legittimare un omicidio. Senza se e senza ma. Quelle direttive non sono altro, in realtà, che una vera e propria licenza di uccidere.

  

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