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PERSECUZIONI/ Non è solo la religione a uccidere i cristiani in Nigeria

Pubblicazione:giovedì 18 marzo 2010

nigeria_R375.jpg (Foto)

Raramente le discriminazioni sono formalizzate per iscritto (ci provò qualche anno fa lo stato a maggioranza musulmana di Zamfara, e le reazioni furono rabbiose), ma sta di fatto che praticamente in tutti gli stati i non indigeni sono esclusi dai posti di lavoro della funzione pubblica locale, non possono acquistare proprietà fondiarie fuori dai villaggi o dai quartieri in cui sono insediati, pagano tasse scolastiche che gli indigeni non sono tenuti a pagare, non sono ammessi nelle università non federali (in quelle federali vigono le quote etniche) e di fatto non possono concorrere ad alcuna carica elettiva pubblica locale.


Quando la Nigeria è diventata indipendente nel 1960 il problema dei non indigeni non era importante, perché a quel tempo esistevano solo tre grandi stati: il nord, il sud-est e il sud-ovest. Quando però il numero ha cominciato a lievitare, fino ad arrivare agli attuali 36 stati (a loro volta suddivisi in aree di governo locale, ben 774 a tutt’oggi), con lo sminuzzamento del territorio di riferimento anche il numero dei non indigeni è inevitabilmente esploso. In un paese dove nemmeno il numero totale degli abitanti è certo (potrebbero essere 150 milioni) quanti siano i non indigeni non si può dire con sicurezza, ma certamente l’ordine di grandezza è quello delle decine di milioni.


I massacri di Jos e dintorni, nel Plateau State, si inquadrano nel paradigma degli scontri fra non indigeni fulani-haussa (musulmani), che rivendicano maggiori diritti per il proprio gruppo, e indigeni berom (cristiani di varie denominazioni) decisi a respingere quello che considerano un tentativo di conquista territoriale da parte di gente venuta da fuori.

 

Per onestà occorre dire che nel Middle Belt, la fascia degli stati centrali della Nigeria che comprende anche il Plateau State, la componente religiosa delle violenze ha radici storiche: le comunità haussa-fulani sparse nel territorio sono il residuo di tentativi di espansione verso sud teorizzati come jihad da chi li guidava. L’ultimo ebbe luogo fra il 1804 e il 1817, quando il condottiero Usman Dan Fodio guidò l’ultimo jihad dei fulani-haussa col messianico obiettivo di immergere una copia del Corano nelle acque del Golfo di Guinea. Solo la colonizzazione britannica bloccò l’espansione verso sud delle etnie nordiste sotto forma di jihad. La reazione occidentale tipica di fronte alle violenze e alle ingiustizie connesse all’“indigenità” è quella contenuta nel rapporto che nel 2006 Human Rights Watch dedicò alla questione.

 

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